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2007

Cena di venerdì 12 Ottobre 2007

Era una notte scura ed al tempo stesso cristallina per via di quell'alito di vento leggero che destava i sensi e lasciava un segno al suo passaggio. Era una di quelle notti fatte apposta per accogliere un evento epico da raccontare ai nipoti davanti ad un camino con una tazza di cioccolata calda. L'evento era nell'aria che lo richiedeva ed al tempo stesso lo accompagnava, ma non era l'unica ad attenderlo. Anche la luna lo richiedeva per tutti gli anni passati e con lei, soprattutto, il tempo lo aspettava. Perché era passato parecchio tempo anche se non si poteva dire troppo. Quattro lustri erano volati nel vortice della vita che tutto macina e passa e quello che stava per accadere certamente non sarebbe stato dimenticato: sarebbe rimasto impresso in modo indelebile nelle future memorie, accumulato nell'esperienza comune dei protagonisti.
Un manipolo di amici, o meglio potremmo dire di eroi, si ritrovava finalmente in quel luogo che era stato al tempo stesso covo e castello della loro vita precedente: era il campo base e loro erano i guardiani del passato. Tutti loro avevano in comune una vita precedente durante la quale avevano condiviso spazi, studi, speranze, sogni, delusioni, passioni. Un sonno vigile li aveva accompagnati per venti anni fino a quella fatidica sera quando nulla poteva più essere rimandato. Il gioco andava portato avanti fino alla fine, fino alle estreme conseguenze, fino a che ci sarebbe stato fiato nei polmoni e sangue nelle vene. I protagonisti lo sapevano, la storia lo pretendeva!
Tra questi eroi c'era l'abisso dei venti anni che li separava, abisso scavato nella roccia di ognuno da quel torrente impetuoso che è la vita. Eppure, nonostante la distanza dei percorsi seguiti o subiti, la precedente esperienza comune non era passata invano. Ancora una volta, anche se forse con visuali diverse da quelle che avrebbero avuto venti anni prima, riaffiorò la comunanza di un tempo. La nebbia del passato si diradava e la polvere dei ricordi si sollevava lasciando libero il ricordo del tempo trascorso insieme, libero di svincolarsi dallo strato di vita che si era sedimentato nei quattro lustri trascorsi. Senza questo ricordo i protagonisti sarebbero potuti essere dei perfetti estranei, ma la loro storia comune, come già era avvenuto in altre occasioni, evitava questo decadimento. Dopo gli anni passati lontano ci si ritrovava per scoprire che il tempo non aveva oscurato i ricordi e che questi erano ancora cristallini come la sera. Forse le speranze di un tempo non erano andate tutte deluse, perché molte di esse erano ancora intatte nel cuore di ognuno, nell'agire di tutti.
Era del resto chiaro ai presenti che il tempo non era trascorso invano. C'erano famiglie nuove che erano nate al di fuori della passata vita comune. C'erano esperienze personali diametralmente opposte a quelle che si sarebbero potuti attendere i protagonisti. C'erano capelli grigi ed addomi prominenti che ricordavano a tutti che ora si trovavano nello stesso luogo, ma in un tempo futuro rispetto al tempo che avevano condiviso. Qualcuno era cambiato meno di altri, ma anche chi era rimasto apparentemente fedele a se stesso era diverso. Di quella diversità che non cambia la persona, ma semplicemente ne matura il carattere e ne muta le attitudini. Perché se è vero che il tempo fa maturare le nostre nature è pur vero che modifica anche sguardi, sogni, speranze, ma non modifica i nostri ricordi. Tutti, però, avevano custodito il fuoco del profondo ricordo che non poteva essere abbandonato, che non voleva essere abbandonato: ognuno a suo modo era guardiano del passato. Poco importava se questo ricordo fosse parziale o completo, l'importante era averlo ben presente, sapere che era il loro bene comune.
Fu in questo contesto che i nostri mossero dal loro ritrovo per avvicinare, valicare e sconfiggere quello che era il vulcano dormiente. Percorso obbligato da un destino che era segnato nella vita di ognuno. Si era discusso se realmente valesse la pena decidere per questa via che non si era manifestata in alcun modo come certa ed immutabile. Però una scelta definitiva doveva essere fatta, pena perdere la grande occasione che il gruppo aveva davanti a se. Come in ogni aggregazione umana, che non sia sottomessa al volere di uno, le opzioni disponibili erano state vagliate con attenzione. Lo scopo quella sera non era un accessorio secondario, si doveva fare quello che andava fatto, ma senza precludere l'esistenza del gruppo stesso. A volte, può sembrare banale, fare delle scelte che non tengono conto delle conseguenze significa perdere di vista il motivo stesso per cui si fanno quelle scelte.
Il gruppo decise di mandare un'avanguardia per valutare da vicino la situazione. Il numero esiguo, rispetto all'originale compagnia, non consentiva al manipolo di eroi di permettersi perdite inutili. Già un paio dei compagni previsti non si era presentato. Il timore di perderne altri che non li avrebbero potuti raggiungere era da tenere nella massima considerazione. La decisione definitiva sarebbe stata presa solo dopo l'ambasciata dell'avanguardia. Poi, nell'attesa che l'esploratore riferisse al resto del gruppo, arrivò una chiamata. Sembrava una chiamata direttamente dal passato.
"Pronto!" disse il ricevitore.
"Noi siamo già qui e non c'è posto!" rispose la voce del passato.
"Voi chi? Chi sta parlando?" proseguì il ricevitore.
"E' la voce della tua coscienza che ti parla!" disse con enfasi la voce del passato e proseguì dicendo: "Che organizzazione è mai questa! Ci sono dei problemi di organizzazione, noi siamo già sul posto stabilito e voi dovete ancora raggiungerci per supportarci. Così non va!" concluse la voce del passato.
Ma certo! La voce del passato in realtà altri non era che uno dei due compagni che erano stati inutilmente attesi al campo base. Avevano deciso di dirigere direttamente verso il vulcano dormiente contando di raggiungere il resto della compagnia proprio nel momento in cui tutto sarebbe cominciato. Invece, un avverso destino, aveva fatto sì che l'opzione più plausibile si fosse dimostrata impercorribile.
Nel frattempo i due avevano avuto modo di vedere l'esploratore che, capita la situazione, aveva già comunicato al gruppo che non ci sarebbe stata possibilità di azione nel luogo previsto. L'esploratore aveva comunicato che stava rientrando nei ranghi per procedere con il piano B: fare rotta verso quello che fu il campo per tutti i fuori sede, e non solo, di tante giornate in cui era previsto il rientro pomeridiano. Anche gli altri due compagni si riunirono al gruppo e fecero rotta verso la destinazione del piano B.
Nulla deve essere omesso di quello che avvenne nelle viscere dell'antro in cui la compagnia decise di irrompere. Lo sforzo fu collettivo ed unanime. I ripetuti tentativi di ritardare vieppiù le pizze furono respinti a suon di boccali di birra svuotati. Pur in assenza di una buon 50% della sezione alcool il gruppo sostenne nel migliore dei modi il tipico brindisi che, anche in passato, dava il la all'epica serata. I resoconti dei singoli sul presente e sul passato fecero da contraltare alle ipotesi sul futuro, in una sincronica e veemente ondata di notizie che accerchiava il tavolo e lo rivitalizzava. Chi si attardava veniva atteso dagli altri con la stessa pazienza di una madre amorevole che insegna al proprio bambino a camminare. Il gruppo era lì per quello scambio di notizie, per quello scambio di conoscenze, per quello scambio di vite e quello fece, sapendo che altri mesi sarebbero passati prima di potersi rivedere. A nulla valsero i subdoli tentativi di distrarre alcuni compagni con tavolate di giovani ragazze procaci. Nessuno si mosse dal suo posto, nessuno abbandonò i compagni ad un destino diverso dal custodire la memoria del passato. Il gruppo resse l'urto delle avverse condizioni nel migliore dei modi possibile ed uscì, ancora una volta vittorioso, a riveder le stelle.
Il rientro al campo base fu momento di grande gioia, ma al contempo di rassegnata mestizia. Tutto finiva nuovamente e non poteva essere altrimenti. Tutti avrebbero dovuto attendere mesi per rivedersi, magari più numerosi, magari no. Però l'occasione a venire poteva essere propizia per iniziare a pensare come festeggiare quello che, da lì a pochi mesi, non sarebbe stato il ventesimo anniversario dell'inizio dall'ultimo anno delle superiori, ma il molto più significativo anniversario della maturità. Uscirono idee che apparentemente potevano sembrare folli, ma che era bello cullare nei propri cuori per sperare di realizzarle, se non completamente, almeno in parte. La gita in pulman tutti insieme, ancora una volta, come una volta. Patetica speranza di un passato che non torna, oppure granitica convinzione che il passato debba essere alimentato e custodito? Non sappiamo, di certo da lì a poco la saracinesca della vita che continua su un diverso binario rispetto alla memoria si chiuse. I nostri, smaltita l'adrenalina, salirono sulle loro auto ed una volta avviato il motore si incamminarono nella notte più buia per incontrare un altro giorno che nulla aveva a che vedere con quel passato di vent'anni prima. Un passato che riemergeva solo perché i suoi guardiani lo custodivano con amore e passione. Quello che ne fu è, però, un'altra storia.

 

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