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2008

40 anni del corso di informatica del Corni: o forse no?

Sabato 12 Dicembre 2008, presso l'auditorium della nuova sede in via Leonardo da Vinci, si è svolta la celebrazione per i 40 anni del corso di informatica. Una bella iniziativa, forse un po' troppo spartana, che però ha avuto il pregio di radunare docenti e diplomati che dal 1969 al 2008 hanno calpestato i pavimenti delle aule della sezione informatica del Corni.

 

La prima notazione: ricordate il nome del professor Davoli? Ebbene, per i più distratti, il professor Davoli avrebbe dovuto essere il nostro docente di informatica nei 3 anni dal 1985 al 1988, ma in quel perodo era impegnato presso il ministero per corsi di perfezionamento. Ora il professor Davoli è il preside del Corni. Vedete voi se il suo curriculum ha tratto giovamento o danno dal fatto che si è perso una bella classe come la nostra. Per chi scrive ovviamente è vera la seconda che ho scritto. ;)

 

La seconda notazione: ha condotto le danze della celebrazione, o meglio della riesumazione come lui stesso l'ha definita, l'ingegner Vaccari, fondatore della sezione informatica del Corni ed ora titolare dell'azienda Datagraph. In questo suo ruolo di "Cicerone" non ha mancato di far notare che evidentemente non si può parlare di 40° anniversario se il corso di informatica è stato avviato nl 1969. Ma tant'è, la celebrazione c'è stata! Naturalmente il suo contributo si è necessariamente limitato ai primi anni (nel 1975 ha abbandonato la scuola), ma nonostante questo ha avuto modo di soffermarsi su un linguaggio che noi conosciamo, o dovremmo, conoscere molto bene: il Fortran. A compendio di questo tra gli intervenuti si è ricordato anche l'utilizzo del glorioso livello 6, segnalando come l'uso del Fortran non creasse problemi, mentre l'uso dell'assembler esponesse a frequenti reinizializzazioni del sistema per via dei frequenti loop prodotti dai nostri algoritmi... :(

 

Tra i partecipanti c'erano naturalmente tanti volti notissimi, a partire dalla Campedelli, Gandini e Sanneris che hanno fatto parte del corpo docenti fin dal primo giorno nel 1969. Ma oltre a loro c'erano anche gli acquisti più recenti Ansaloni, Roteglia e Missiroli. Citiamo tra gli ultimi, ma non meno importanti, Notardonato e Spezzani, quest'ultimo senza baffi e per questo di difficile riconoscimento.

Il fiume in piena che è stato l'ingegner Vaccari ha rubato spazio agli altri, ma segnaliamo in estrema sintesi gli interventi dei nostri professori. Li segnaliamo in ordine di intervento.

 

Sanneris ha lamentato il fatto che la statistica è stata ridotta a ruolo marginale anche se in realtà avrebbe dovuto e potuto avere un ruolo ben maggiore. Citando le "alleanze" che ha cercato tra i colleghi nel corso degli anni ha detto che non è riuscito a coinvolgere Gandini per portarlo sulle sue posizioni, in quanto percepito come il saggio del corso che doveva rimanere superpartes (è quindi le nostre percezioni da adolescenti non erano del tutto immotivate).

 

La Campedelli ha sottolineato come la sperimentazione dell'informatica applicata all'italiano, che evidentemente si è tentata negli anni successivi al nostro diploma, ha fallito. Nonostante questo ritiene, supportata anche da parecchi interventi di ex studenti, che l'italiano sia fondamentale. L'idea che ha maturato in tutti gli anni di insegnamento è che forse è meglio evitare di fare voli pindarici cercando di discutere di letteratura alta e però affrontare in modo un po' più pragmatico lo studio di questa materia che viene vista come marginale, ma che così non è.

 

Ansaloni, un "novellino" entrato nel corso nel 1977, ha segnalato la grande difficoltà del suo corso che negli anni, non solo ha cambiato nome più volte, ma ha dovuto barcamenarsi con programmi che spesso producevano travasi di argomenti verso elettronica e viceversa.

 

Gandini, per parte sua, ha ribadito quest'ultimo concetto dicendo che ha vissuto in modo "precario" il suo percorso, in quanto l'elettronica è stata percepita dagli studenti come un semplice "corredo" e perché i programmi ministeriali non hanno mai dato continuità. Va detto che Gandini ha interpretato questo stato di cose (da lui associato allo scoutismo) di essere in cammino con uno zaino come una opportunità e non come una cosa negativa. Ed ancora le nostre percezioni adolescenziali avevano qualche fondamento.

 

Infine Roteglia ha analizzato la grande difficoltà di un teorico, come lui, nel confrontarsi con i tecnici di laboratorio per definire modalità e percorsi di sperimentazione in laboratorio. Non c'era nulla di precostituito e si è trattato di provare in corso d'opera. Un po' la tecnica del "trial and error" riportata nel nostro "Technology and man".


A breve, non appena l'Alle le renderà disponibili, pubblicheremo anche le foto dell'iniziativa.

 

Scarica l'artico della Gazzetta di Modena
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1 Commento

  • #1

    J. (lunedì, 15 dicembre 2008 10:36)

    Gran bel resoconto, peccato davvero non essere riuscito a venire!

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