mer

08

apr

2009

RICORDI CHE FURONO, RICORDI CHE SONO, RICORDI CHE SARANNO

I ricordi trasfigurano la realtà che è stata. Operano nuove ricostruzioni e rappresentazioni che sopravvivono nel contemporaneo e che le nostre menti hanno memorizzato e rielaborato. Ma allora la realtà fu veramente quello che ci consegna il ricordo, oppure quest'ultimo è inattendibile e solo frutto delle interpolazioni del nostro cervello?

 

Ricordo la "chiamata" il primo giorno di scuola dell'anno scolastico 1985/86 (l'anno della terza), ricordo l'adunata nel cortile interno, ricordo la Campedelli che ci accompagnò in classe per comunicarci il primo orario provvisorio.

Ricordo l'ultima azione che feci da studente subito dopo l'orale della maturità: visita ai bagni per alleggerire la tensione e la vescica e salto con schiaffo ai grandi orologi che erano posti lungo il corridoio.

Ricordo l'ultima azione che feci da "libero cittadino" nello stabile del Corni (poi non vi ho mai più messo piede): primo giorno di scuola dell'anno scolastico 1988/89 con sostituzione della legittima VAINF 88/89 per instaurare una temporanea ultravigenza della VAINF 87/88. Interregno misero di una storia che era finita e che non poteva darci altro se non questo festoso, gioioso, insolito ed originale canto del cigno.

 

Ma oltre a questi eventi cosa è stato realmente? Io ricordo alcune cose, ma saranno cose reali o frutto della "trasfigurazione" del tempo e del cervello? Certo la storia scritta a pochi anni di distanza ci aiuta, ma come tutte le riscritture della storia è una scrittura parziale, laterale, vista dal lato di chi la racconta, ma non dal lato di chi l'ha fatta. Chi invece viene raccontato ricorda la storia come è stata realmente? Si attendono cortesi e copiosi contributi...

 

Dicono che chi ricorda è vecchio, perché ricordare e coltivare i ricordi stessi è sintomo di stanchezza e sinonimo di allontanamento dal reale. Certamente io sono "vecchio" perché ero già vecchio a 16 anni, perché ho questa predisposizione al ricordo, ma non perché coltivo i ricordi. Questi mi restano appiccicati addosso senza che io mi sforzi. Alcuni sono più chiari, altri sono più vaghi, altri ancora invece sono persi, irreparabilmente persi, per incapacità di memorizzazione o perché relativi ad eventi che non ho conosciuto, non ho vissuto direttamente, non ho colto come importanti. Ma la "mia" storia è la storia del nostro "triennio"? Posso arrogarmi questo diritto? No.

 

In generale quei 3 anni per me sono stati molto belli. Eravamo giovani (vabbé io ero già vecchio, ma questa passatemela), eravamo allegri, eravamo svagati, eravamo freschi... potevamo tutto, eravamo tutto! Ma è stato così per tutti? Tutti hanno un bel ricordo? Forse no. Anzi certamente no. Ognuno avrà metabolizzato quel periodo secondo i propri canoni: le paure, le ansie, le delusioni, le sensazioni, le gioie, i dolori. Come potrebbe quindi essere uniforme una visione di quel periodo?

 

Eppure nonostante questa non univocità siamo rusciti a costruirci anche un "dopo comune", seppure con tutti i limiti del caso. I ricordi del triennio si sono annacquati, ma noi abbiamo continuato a produrne di nuovi nei nostri ritrovi periodici, più e meno partecipati, più o meno eclatanti, più o meno "epici":

  • ricordo la cena al Pan con cera di candela rovesciata su diverse camicie;
  • ricordo la cena con Cavallo che, pur essendo a militare, partecipò perché in convalescenza per un problema al ginocchio;
  • ricordo la cena in cui prima di salutarci ci ritrovammo davanti al Corni ed alla pattuglia di polizia a cui avevano segnalato schiamazzi in Largo Moro Scorda disse: "Siamo appena arrivati. Sentite i motori, sono ancora caldi!". Ed i poliziotti ci fecero intendere che non era colpa loro e che facessimo poco casino che sennò sarebbero dovuti tornare;
  • ricordo la cena da Nelson in cui in modo serissimo, come se fosse una cosa realmente importante per tutti noi, decidemmo di rivedere il regolamento per aumentare la partecipazione alle cene (mai operazione di "riforma" ebbe meno successo, giacché le defezioni iniziarono ad essere copiose proprio da quel momento);
  • ricordo le innumerevoli cene in cui abbiamo visto auto passare in contro senso davanti al Corni;
  • ricordo la cena vicino a Maranello in cui non mangiai per via di un brutto mal di stomaco ed ebbi la sorte di sedere al fianco di Corra che mi fece aumentare il mal di stomaco. Credo che fu reciproco :);
  • ricordo la cena del decennale a Sestola e del bidone che abbiamo dato a Daniela che ci aspettava al mare;
  • ricordo la cena partecipatissima in quel di S. Valentino (Castellarano) al golf club e quella successiva nello stesso locale con anche i professori;
  • ricordo le cene all'"October fest" di Maranello;
  • ricordo la cena dove partecipammo solo io e Corra;
  • ricordo la cena a cui non partecipai, perché era nata da 3 giorni mia figlia;
  • ricordo il ritrovo e la cena nella sala comune del condominio dove abita Daniela con mogli, mariti e figli;
  • ricordo la cena in cui Barbara mi chiese di tenere il cellulare accesso in modo che quando si liberava mi avrebbe contattato per avere le spiegazioni sul come raggiungere il ristorante. Io non sentii il cellulare, ma Barbara ci raggiunse nonostante me :)
  • ricordo l'allegria di tutte le cene dal 1985 ad oggi...

 

Ricordi che furono, ricordi che sono e ricordi che saranno... se possiamo... se vogliamo... se riusciamo... a me piacerebbe, a voi piacerebbe?

 

I ricordi tengono unito

ciò che la storia ha separato

 

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