mar

09

giu

2009

FENOMENOLOGIA DE "LA CENA DI CLASSE"

Iniziamo questa divagazione considerando un dato incontrovertibile: nessuno studioso può affermare con precisione quando e come sia nata la tradizione de "La cena di classe". La storiografia e gli studi fatti in proposito paiono tutti concordare che essa non sia frutto di una tradizione orale o scritta, ma di una diffusione che potremmo quasi definire "endemica". Si manifesta e si consolida con regole e meccanismi diversi da quelli legati alle tradizioni, sviluppandosi a prescindere dal passaggio di esperienze da una generazione ad un'altra. Diventa quindi assai difficile studiare questo fenomeno, ma nonostante queste difficoltà possiamo comunque fare alcune ipotesi di lavoro per definire un quadro di riferimento all'interno del quale inserire questa pratica.

Intanto possiamo chiederci: cosa si intende per "Cena di Classe"? In estrema sintesi si può dire che la cena di classe è un ritrovo di vecchi compagni, un momento ludico di divertimento, di ricordo, di riavvicinamento, ma pure di nostalgia che prevede l'organizzazione di un incontro dei componenti studenteschi di una data annata o periodo storico. Esistono diverse varianti di tale pratica, ma ne parleremo in seguito. Per utilizzare un'immagine suggestiva potremmo comunque dire che la diffusione della pratica della cena di classe appare come un "fiume carsico" che appare, scompare e poi riaffiora in superficie ed è caratterizzata da elementi che unificano i comportamenti di generazioni di ex studenti anche molto distanti per tipologia di studi, luogo, età, epoca.
Potremmo forse parlare di un fenomeno per osmosi che prescinde dal contatto o dalla conoscenza diretta di altre esperienze di cene di classe? Direi di no, perché questa impostazione risulterebbe impropria e parziale. Infatti potrebbe portarci meccanicamente alla conclusione che esiste un processo fisico o culturale che alimenta questa tradizione. L'esperienza e gli studi, al contrario, dimostrano che così non è. Sembrerebbe piuttosto che la cena di classe sia dettata e guidata da una predisposizione "istintiva" di alcuni ex studenti e non dalla scelta di un'opzione generata da un substrato di tradizioni e cultura. Peraltro dobbiamo tenere ben presente l'elemento di parzialità e riferirci sempre alla cena di classe come ad una pratica non universale. Scrivere infatti che questa pratica ha coinvolto solo alcuni ex studenti è obbligatorio, perché è comprovato da un'evidenza statistica che non tutti le classi si organizzano per ritrovi periodici alla conclusione dei rispettivi percorsi formativi. Ed anche questo elemento testimonia dell'assenza di una sistematicità culturale nella diffusione di questa pratica.

Anche se, come detto, non vi sono tracce evidenti nei comportamenti umani che sono descritti attraverso i documenti che la storia ha portato fino a noi, possiamo scorgere qualche elemento che potrebbe essere interpretato come il primo embrione, o la cena di classe "in nùce": un prodromo di quello che è l'attuale situazione.

Infatti, alcuni archeologi, paletnologi e paleontologi hanno scoperto che già in epoche preistoriche i predecessori dell'homo sapiens avevano la tendenza a riunirsi in momenti "ludici" al di fuori delle loro attività definite all'interno della comunità in cui vivevano. Facendo una forzatura, potremmo affermare che, identificando ogni specialità in una sorta di classe (la classe dei cacciatori, dei conciatori di pelle, degli agricoltori,...) ogni singolo gruppo tendeva a trovare momenti "conviviali" caratterizzati dall'appartenenza dei singoli al ruolo o all'attività svolta nella comunità di appartenenza.

Passando poi ad epoche storiche, nella famosissima "Stele di Rosetta", si trovano vaghi riferimenti ai ritrovi riservati agli scriba. Cose analoghe sono state scoperte in alcuni documenti ritrovati a Gerusalemme che risalgono a circa 2500 anni fa. Va detto però che nel contesto culturale dell'antico Egitto o presso gli antichi ebrei la figura dello scriba aveva una valenza "istituzionale" ed "elitaria" che potrebbe far pensare che il ruolo stesso dello scriba, in quelle società, richiedesse la necessità di incontri non "ludici", ma di lavoro vero e proprio. Apparirebbe quindi improprio ridurre questi incontri a momenti ludico-conviviali.

Al contrario nella antica Grecia e nell'antica Roma i simposi erano dei veri e propri banchetti dove i filosofi, di una stessa scuola o di scuole diverse, potevano incontrarsi per fare la cosa che li divertiva di più: interrogarsi sulle domande della vita, della natura, della scienza, della politica. Il simposio era in realtà solo la seconda parte del banchetto e possiamo dire che aveva una valenza ludica nella misura in cui i filosofi trovavano gradevole discutere con i colleghi sulle questioni relative ai massimi sistemi. Oggi la cena di classe non può avere così alti contenuti ed aspirazioni. Del resto la concentrazione di così tanti e grandi filosofi nel breve volgere di pochi chilometri e pochi anni nella Grecia antica rende impossibile il ripetersi di quel periodo storico. Di fatto, però, il simposio è il vero ed unico riferimento storico a cui possiamo rifarci per una dissertazione storica sulle cene di classe dimostrando, anche per queste motivazioni, una valenza culturale ed un impatto storico sulle epoche seguenti ineguagliabile.

Nel periodo successivo alla caduta dell'impero romano d'Occidente e per tutto il medioevo, non vi sono notizie degne di nota. In quel periodo tutto era racchiuso nelle stanze buie e sapienti dei monasteri e non si hanno notizie documentali che si praticassero variazioni sull'"ora et labora". L'uomo si doveva innalzare al cielo, ma per farlo doveva soffrire e questo stile di vita non era compatibile con svaghi, feste e banchetti.

Con il Rinascimento invece c'è una ripresa, seppure legata all'individualità di artisti ed artigiani dell'epoca. Le scuole d'arte e di mestieri fioriscono contribuendo notevolmente ad una nuova epoca di bellezza e di speranza per il futuro. I singoli artisti che girano per l'Italia sono però troppo impegnati nelle corti dei signori locali, spesso avversarie tra loro, per poter produrre pratiche assimilabili alle cene di classe. La grande arte del nostro Rinascimento passa attraverso il talento ed il genio di singoli artisti che fanno dell'azione individuale il loro modus operandi. Le scuole che nascono in Italia generano geni o buoni artisti, ma raramente questo produce una socializzazione tra gli allievi. Anzi più spesso genera rivalità ed invidie.

Con la rivoluzione industriale e l'"invenzione" dei brevetti l'individualità si fa ancora più forte. Il meccanismo legato ai brevetti crea una grande competizione tra scienziati ed inventori che, nell'arco di un centinaio di anni, determina un progresso tecnologico mai visto fino a quel momento. Purtroppo, al di là delle uone intenzione degli illuministi, questo contrasta con la socializzazione e la condivisione del sapere e delle risorse. Scompare di fatto la società degli artigiani e di coloro che detengono l'arte o il sapere di un mestiere. Si fa strada nella storia l'individuazione di una classe sociale utilizzata come mera forza lavoro. Tecnicamente non possiamo parlare di schiavi, seppure lo sfruttamento di questi esseri umani sia spesso inumano, ma di un vasto gruppo di donne e uomini subordinato ad una gerarchia sociale che ne impedisce l'emancipazione. Tale gruppo prenderà il nome di proletariato, perché privo di risorse e di conoscenze, ma ricco solo della propria prole.
Anche i grandi scienziati e filosofi dell'epoca, nonostante l'etichetta di illuministi, tendono a coltivare il proprio orticello piuttosto che a socializzare studi e scoperte. Le scuole e le università restano legate ad una elite che, a seguito della rivoluzione francese, apre le porte anche alla borghesia ricca, ma esclude ancora la stragrande maggioranza delle popolazioni.

Arriviamo infine all'epoca contemporanea, dopo due terribili conflitti mondiali. Limitandoci all'Italia si afferma, fortunatamente, la cultura della formazione scolastica obbligatoria. Nel secondo dopo guerra, nonostante l'estrema povertà, lo Stato istituisce l'obbligo scolastico e garantisce l'accesso al sapere. Questi anni sono difficilissimi, ma il boom economico degli anni '50/'60 contribuisce a renderci più ricchi. In questo contesto di progressiva alfabetizzazione e di ricchezza crescente si espande, come un virus occulto, la "cena di classe" così come la conosciamo ora. Come anticipato esistono diversi tipi di cene di classe che possono essere ricondotte a 4 modelli generali di riferimento:

  1. cena in corso d'opera;
  2. cena a caldo;
  3. cena di routine, ovvero la cena dei sopravvissuti;
  4. cena evento.


Il primo ed il quarto modello sono autonomi e prevedono percorsi specifici, mentre il secondo ed il terzo sono strettamente collegati tra loro, ovvero possiamo dire che il terzo è l'evoluzione del secondo.

Il modello numero 1, la cosiddetta cena in corso d'opera, è quella che si tiene alla fine dell'anno scolastico ed è un saluto per trovarsi l'anno successivo. Spesso coincide con un pranzo in una pizzeria nei pressi della scuola e quindi direttamente raggiungibile a piedi dagli studenti ancora non pienamente autonomi. Negli ultimi anni di scuola la presenza di compagni di classe patentati ed automuniti e la diffusione di ciclomotori consente di convertire il pranzo in cena e di allargare il raggio di azione. Tecnicamente questa è la festa di fine anno e la partecipazione è sempre la massima possibile. E' quindi un preambolo all'interludio estivo dove, nella stragrande maggioranza dei casi, i compagni non si frequenteranno. Per questi motivi questo tipo di cena di classe si caratterizza come un momento estremamente gioioso e giocoso che preannuncia un periodo di meritato riposo. Non è quindi un caso che si possano verificare momenti di goliardia e vivacità che spesso producono nei ristoranti ospitanti lievi danni e comunque apprensione da parte dei gestori.

Il modello numero 4, ovvero la cena evento, è invece una cena di ritrovo che si caratterizza per la grande distanza temporale dalla conclusione degli studi. Di solito questi ritrovi avvengono dopo che i componenti della classe non si sono visti anche per 20 o 30 anni. Nascono quindi situazioni in cui non ci si riconosce, oppure non ci si ricorda il nome di quel compagno o di quella compagna. Cene di questo tipo sono assai difficili da organizzare e richiedono un lavoro molto complesso e faticoso da parte di un pool di ex studenti che, con pazienza, riannodino i contatti con tutti i compagni. Fatto questo sforzo il risultato è quasi sempre garantito, con partecipazioni elevatissime. Nel corso della cena avverrà quel processo mentale che caratterizza l'essere umano portato per natura alla mitizzazione ed alla narrazione collettiva degli eventi condivisi. Questo sarà un elemento di grande vivacità verbale al tavolo della cena di classe, perché certamente di uno stesso evento ci saranno diverse versioni e gli ex studenti saranno impegnati alla ricostruzione di fatti lontani nel tempo. Ci sarà anche chi ha rimosso alcune vicende e, facendole riaffiorare, aggiungerà elementi che invece erano stati rimossi da altri generando un vitale scambio di ricordi. Sarà quindi un tuffo nella passata giovinezza, un passaggio di memorie, un nostalgico momento di regressione che farà sentire tutti più vecchi, ma che di solito lascia un gradevole senso di appartenenza e di condivisione, perché ci si riconosce parte di una comunità.

I modelli numero 2 e 3 invece si concretizzano in quelle realtà in cui la cena di classe viene in qualche modo fatta con cadenze temporali costanti.

La cena a caldo è quella che si svolge nei primissimi anni successivi alla conclusione degli studi. In realtà apparentemente nulla è cambiato dalla fine della scuola. Sono passati pochi mesi o al più pochi anni e ci si sente ancora come se si fosse a scuola. C'è qualche defezione estemporanea, legata ad impegni del momento, ma nella norma la partecipazione è sempre molto buona. Esiste ancora una certa "intimità" tra le persone che rende il ritrovo una prosecuzione di fatto dell'esperienza scolastica. Questa intimità andrà svanendo con gli anni, rendendo gli ex compagni sempre più "sconosciuti". Questo fenomeno di sottofondo comporta il rischio che si avvii un processo lento ed inesorabile che tende a scollare il gruppo. Nel corso del tempo le defezioni crescono in modo consistente. La cena di classe non viene sempre vissuta come un momento di divertimento e per questo viene sempre più spesso snobbata. Gli impegni lavorativi e familiari tendono a mettere in secondo piano questi eventi. Ne consegue che alcuni compagni smettono definitivamente di partecipare. Non vi sono necessariamente elementi di rottura o eventi particolari che comportino questo stato di cose, ma se il processo si avvia rischia di risultare inesorabile ed inarrestabile.

La situazione che si crea può volgere nel giro di pochi anni trasformando la cena a caldo nella cena di routine. Questa prevede, solitamente, partecipazioni assai modeste e si perpetua nel tempo solo se esiste qualche elemento della classe che cerca di mantenere in vita questa tradizione. Il rischio è che questo tentativo di sopravvivenza possa tramutarsi in una vera a propria "cena di sopravvissuti" che si trovano solo per trovarsi e per garantire la prosecuzione di una tradizione senza contenuti. Quando questo avviene si perde definitivamente il senso profondo della cena di classe. Infatti va detto che la cena di classe non ha altri scopi se non tenere legato un gruppo di persone che hanno condiviso per anni ansie, paure, gioie e divertimenti in un contesto molto particolare che è l'ambito scolastico. Queste persone hanno condiviso esperienze in un periodo della vita in cui stavano crescendo, stavano diventando donne e uomini con una personalità propria e non la personalità surrogata dalla famiglia o dal contesto sociale. In quel periodo tutto era possibile, perché tutto era ancora da costruire e da conquistare. Si può affermare che questa "costruzione" è stata affrontata in modo collettivo, nel senso che ognuno ha in qualche modo contribuito alla crescita degli altri. Il processo è stata tanto rapido, veloce ed anche spazialmente ristretto da non avere eguali analoghi per tutto il resto della vita. Basta vedere le differenze tra le foto del primo anno e le foto dell'ultimo anno per rendersi conto della trasformazione anche fisica che c'è stata nel volgere di pochissimi mesi.
Negli anni della scuola, se ti senti parte del gruppo, si genera una coesione forte e se questo elemento di coesione non viene più percepito nel periodo post scolastico inevitabilmente il senso della cena di classe viene a mancare. Perché la cena di classe è qualcosa di diverso da una semplice cena con dei "conoscenti", proprio per i presupposti appena descritti. Se questo meccanismo di degrado si innesca non ci sono anticorpi. Nessuno e nulla può impedire che si possa avviare a definitiva conclusione la tradizione della cena di classe, o comunque che si prosegua con la cosiddetta cena dei sopravvissuti che è un pallido surrogato della vera cena di classe.

Ovviamente questo articolo non ha la pretesa o lo scopo di dire la parola definitiva sulla cena di classe. Vuole e può essere un semplice contributo all'analisi dei meccanismi legati alla cena di classe. Ogni contributo sarà quindi bene accetto. :)

 

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