gio

22

ott

2009

LA CLASSE VA IN GITA (3)

1988: gita in Tunisia e nuove difficoltà nell'identificare lo scopo "scientifico-culturale" dell'escursione. Ma l'occasione è troppo ghiotta per non coglierla. Infatti un'agenzia di viaggio Franco Rosso offre al Corni un pacchetto venduto ad una ceramica del sassolese che ha rinunciato alla gita aziendale ed alla caparra già versata. Di conseguenza il costo per l'istituto e per i partecipanti è ridotto. A noi vengono garantiti servizi al di sopra dello standard previsto per la gita scolastica (ricordate l'albergo di Genova?) ed una destinazione esotica altrimenti impraticabile. Ancora una volta è grazie al fiuto "commerciale" di Prandi che ci informa tempestivamente di questa possibilità. Facciamo in tempi rapidissimi un'assemblea di classe e le proposte alternative (Parigi e Praga) vengono rapidamente accantonate. Voto all'unanimità per Hammamet.

 

Riunione preparatoria con un assistente di laboratorio di Energia Nucleare che l'anno precedente ha partecipato al Camel Trophy. Suggerimenti: portare occhiali da sole, verificare sempre che nelle scarpe lasciate all'aperto non vi siano degli scorpioni, non bere per nessun motivo acqua del rubinetto. Siamo pronti!

 

La Malmusi viene con noi, ma accompagna la quinta B informatica ed è alloggiata in un altro albergo. Nonostante questa lontananza, durante il viaggio in aereo, Dede tenta di abbordare la figlia della professoressa. Nostri compagni di viaggio per il terzo anno consecutivo sono i ragazzi della sezione B di Energia Nucleare.

Oltre a questo esiste un altro tratto comune con le precedenti gite: la pioggia. Infatti la partenza da Bologna viene ritardata per via di un violento temporale.

Dopo un paio di ore si parte con il nostro bell'aereo della compagnia Tunis Air. Ci servono anche una cena a bordo il cui contenuto apparentemente è un pollo, anche se plastificato.

 

Arriviamo a Tunisi di notte. Da Tunisi ci trasferiamo in pullman ad Hammamet alla cui periferia si trovano i due alberghi che ci ospitano. Durante il tragitto ci viene chiesto di compilare un cartellino con i nostri nomi e cognomi. Non tutti compileranno correttamente confondendo le diciture name surname.

In albergo arriviamo a notte fonda. Ci vengono assegnate le camere e, nel cercare i nostri alloggi, notiamo che l'ascensore della nostra zona ha le porte divelte. Non ci interroghiamo più di tanto sul come possa essersi verificato questo evento. Dormiamo pochissimo perché di lì a poche ore dobbiamo alzarci per iniziare la nostra gita. Alla prima sveglia possiamo osservare animali esotici come i dromedari camminare sulla spiaggia di fronte all'albergo.

La prima colazione ci riserva un caffè nero particolarmente cattivo, ma faremo l'abitudine alle differenze culinarie.

 

La gita in Tunisia diventerà mito e leggenda anche grazie a Maccio. Una mattina, mentre attendiamo che arrivino i pullman per portarci a Tunisi, Maccio e Keps giocano sulla spiaggia con la palla di Cippo. Il vento è forte ed il controllo di palla di Maccio non è perfetto. Il vento e la sensibilità del piede di Maccio fanno sì che il pallone di Cippo finisca in mare. Ugo e Rinna, a pochi metri dal pallone, si guardano bene dal recuperarlo e qui la storia diventa leggenda. Maccio si slaccia le scarpe, si togli le calze, le piega e le infila nelle scarpe, entra in mare con gli occhiali e le chiavi della camera dal letto in mare, torna indietro, affida a Rinna occhiali e chiavi, torna in mare ed inizia ad inseguire la palla, che però con il vento ormai è lontana, irraggiungibile. La leggenda vuole che il pallone arrivi sulle coste siciliane senza essere respinta, mentre ancora Maccio armeggia con le scarpe. Cippo, ubriaco, realizza solo dopo qualche giorno di non possedere più il pallone. La stessa notte i compagni di stanza dell'ubriaco decidono di cambiare "aria" rifugiandosi nella camera di Raffa e Alle insieme a Bergo e Cavallo; quest’ultimo presterà "involontariamente" la sua camicia a Keps che la trasformerà in cuscino per la notte.

 

Come per le altre gite, anche in Tunisia non può mancare la capatina in discoteca. In questo caso la discoteca è la hall di un albergo vicino che raggiungiamo riempiendo come un uovo un taxi scalcinato. In questo luogo, dove siamo solo la leggenda vuole che alcuni "omaccioni" si invaghiscano di Bergo. Puvio disquisisce del "problema filosofico del comunismo" e di come la Tunisia sia l'esempio che il socialismo ha fallito anche nella versione del presidente Bourguiba.

Tra rassegnazione e desolazione decidiamo di tornare in albergo. Lo facciamo a piedi, fischiettando il tema musicale di Robin Hood di Walt Disney e guardando sfrecciare macchine e taxi regolarmente con i fari gialli.

 

Nei giorni successivi nel nostro albergo Davide e Bice vincono la gara di ballo sconfiggendo inglesi e francesi e dimostrando la nostra supremazia culturale dopo che anche Madonna ha sentenziato che "Italian do it better": evidentemente si riferiva al ballo.

In un momento di libertà diamo la "caccia" nella zona povera di HAmmamet ad un amico della nonna dell’Alex. Nel cercarlo visitiamo anche un "commissariato" dove molto cordalmente ci rilasciano senza chiedersi più di tanto quanto sono strani questi italiani. Alla fine il "ricercato" sarà trovato, ma non senza difficoltà. Ci inviterà ad entrare nella sua umilissima dimora che di fatto è un garage che, con la moglie ed i figli condivide con i genitori separati da una coperta stesa su una fune. L'odore è forte, ma nonostante tutto Puvio funge da interprete e come sua abitudine è un susseguirsi di "wish".

Ancora sulla nostra conoscenza delle lingue straniere: Puvio gioca a ping-pong con un francese e chiede a qualche amico se è in grado di spiccicare due parole di questa lingua straniera. Maccio entra nella stanza in quel momento e riesce solo a spiaccicare il famosissimo "Oui je suis Caterine Deneuve" della famosissima pubblicità Lancia. La cosa suscita grande ilarità nei transalpini.

Sempre all'insegna delle socializzazioni internazionali Scorda, Obe e Cippo familiarizzano con un gruppetto d'inglesine, mentre Puvio cerca di barattare Anto per dei cammelli. In un momento di libertà mentre cazzeggiamo nei pressi del pullman un tunisino tocca il sedere all'Alex. Lei prontamente reagisce mollando un deciso ceffone, ma colpedo l'amico innocente del malandrino.

 

Anche in albergo manteniamo alta e rendiamo internazionale la nostra fama. Dopo essere stato gavettonato Prandi gira per i corridoi avvolto in un lenzuolo bianco novello fantasma dell'albergo.

Anche in piscina non siamo da meno: Dotti e Keps riempiono d'acqua una scarpa di Fabbry che "reagisce" e li spedisce entrambi a mollo vestiti. Nel contempo inizia una lenta, ma inesorabile, invasione di cavallette che raggiungerà il culmine la settimana successiva alla nostra permanenza in Tunisia. Diverse partite di beach volley avranno questa sempatiche bestiole a tenere compagnia ai giocatori.

 

I simboli della gita sono la "Manta", la faccia da cammello di Cippo, il narguilè, il the alla menta, ma nel cuore della Barbara rimarrà anche Chokkri.

 

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