Novità
lun
26
ott
2009
CENA DI CLASSE DEL 2 OTTOBRE 2009: LE FOTO
Per gentile concessione delle macchine fotografiche di Barbara e Maccio
La galleria fotografica necessita almeno della versione Flash 9.0.28!
Intallare la versione aggiornata di FlashPlayer.
gio
22
ott
2009
LA CLASSE VA IN GITA (3)
1988: gita in Tunisia e nuove difficoltà nell'identificare lo scopo "scientifico-culturale" dell'escursione. Ma l'occasione è troppo ghiotta per non coglierla. Infatti un'agenzia di viaggio Franco Rosso offre al Corni un pacchetto venduto ad una ceramica del sassolese che ha rinunciato alla gita aziendale ed alla caparra già versata. Di conseguenza il costo per l'istituto e per i partecipanti è ridotto. A noi vengono garantiti servizi al di sopra dello standard previsto per la gita scolastica (ricordate l'albergo di Genova?) ed una destinazione esotica altrimenti impraticabile. Ancora una volta è grazie al fiuto "commerciale" di Prandi che ci informa tempestivamente di questa possibilità. Facciamo in tempi rapidissimi un'assemblea di classe e le proposte alternative (Parigi e Praga) vengono rapidamente accantonate. Voto all'unanimità per Hammamet.
Riunione preparatoria con un assistente di laboratorio di Energia Nucleare che l'anno precedente ha partecipato al Camel Trophy. Suggerimenti: portare occhiali da sole, verificare sempre che nelle scarpe lasciate all'aperto non vi siano degli scorpioni, non bere per nessun motivo acqua del rubinetto. Siamo pronti!
La Malmusi viene con noi, ma accompagna la quinta B informatica ed è alloggiata in un altro albergo. Nonostante questa lontananza, durante il viaggio in aereo, Dede tenta di abbordare la figlia della professoressa. Nostri compagni di viaggio per il terzo anno consecutivo sono i ragazzi della sezione B di Energia Nucleare.
Oltre a questo esiste un altro tratto comune con le precedenti gite: la pioggia. Infatti la partenza da Bologna viene ritardata per via di un violento temporale.
Dopo un paio di ore si parte con il nostro bell'aereo della compagnia Tunis Air. Ci servono anche una cena a bordo il cui contenuto apparentemente è un pollo, anche se plastificato.
Arriviamo a Tunisi di notte. Da Tunisi ci trasferiamo in pullman ad Hammamet alla cui periferia si trovano i due alberghi che ci ospitano. Durante il tragitto ci viene chiesto di compilare un cartellino con i nostri nomi e cognomi. Non tutti compileranno correttamente confondendo le diciture name surname.
In albergo arriviamo a notte fonda. Ci vengono assegnate le camere e, nel cercare i nostri alloggi, notiamo che l'ascensore della nostra zona ha le porte divelte. Non ci interroghiamo più di tanto sul come possa essersi verificato questo evento. Dormiamo pochissimo perché di lì a poche ore dobbiamo alzarci per iniziare la nostra gita. Alla prima sveglia possiamo osservare animali esotici come i dromedari camminare sulla spiaggia di fronte all'albergo.
La prima colazione ci riserva un caffè nero particolarmente cattivo, ma faremo l'abitudine alle differenze culinarie.
La gita in Tunisia diventerà mito e leggenda anche grazie a Maccio. Una mattina, mentre attendiamo che arrivino i pullman per portarci a Tunisi, Maccio e Keps giocano sulla spiaggia con la palla di Cippo. Il vento è forte ed il controllo di palla di Maccio non è perfetto. Il vento e la sensibilità del piede di Maccio fanno sì che il pallone di Cippo finisca in mare. Ugo e Rinna, a pochi metri dal pallone, si guardano bene dal recuperarlo e qui la storia diventa leggenda. Maccio si slaccia le scarpe, si togli le calze, le piega e le infila nelle scarpe, entra in mare con gli occhiali e le chiavi della camera dal letto in mare, torna indietro, affida a Rinna occhiali e chiavi, torna in mare ed inizia ad inseguire la palla, che però con il vento ormai è lontana, irraggiungibile. La leggenda vuole che il pallone arrivi sulle coste siciliane senza essere respinta, mentre ancora Maccio armeggia con le scarpe. Cippo, ubriaco, realizza solo dopo qualche giorno di non possedere più il pallone. La stessa notte i compagni di stanza dell'ubriaco decidono di cambiare "aria" rifugiandosi nella camera di Raffa e Alle insieme a Bergo e Cavallo; quest’ultimo presterà "involontariamente" la sua camicia a Keps che la trasformerà in cuscino per la notte.
Come per le altre gite, anche in Tunisia non può mancare la capatina in discoteca. In questo caso la discoteca è la hall di un albergo vicino che raggiungiamo riempiendo come un uovo un taxi scalcinato. In questo luogo, dove siamo solo la leggenda vuole che alcuni "omaccioni" si invaghiscano di Bergo. Puvio disquisisce del "problema filosofico del comunismo" e di come la Tunisia sia l'esempio che il socialismo ha fallito anche nella versione del presidente Bourguiba.
Tra rassegnazione e desolazione decidiamo di tornare in albergo. Lo facciamo a piedi, fischiettando il tema musicale di Robin Hood di Walt Disney e guardando sfrecciare macchine e taxi regolarmente con i fari gialli.
Nei giorni successivi nel nostro albergo Davide e Bice vincono la gara di ballo sconfiggendo inglesi e francesi e dimostrando la nostra supremazia culturale dopo che anche Madonna ha sentenziato che "Italian do it better": evidentemente si riferiva al ballo.
In un momento di libertà diamo la "caccia" nella zona povera di HAmmamet ad un amico della nonna dell’Alex. Nel cercarlo visitiamo anche un "commissariato" dove molto cordalmente ci rilasciano senza chiedersi più di tanto quanto sono strani questi italiani. Alla fine il "ricercato" sarà trovato, ma non senza difficoltà. Ci inviterà ad entrare nella sua umilissima dimora che di fatto è un garage che, con la moglie ed i figli condivide con i genitori separati da una coperta stesa su una fune. L'odore è forte, ma nonostante tutto Puvio funge da interprete e come sua abitudine è un susseguirsi di "wish".
Ancora sulla nostra conoscenza delle lingue straniere: Puvio gioca a ping-pong con un francese e chiede a qualche amico se è in grado di spiccicare due parole di questa lingua straniera. Maccio entra nella stanza in quel momento e riesce solo a spiaccicare il famosissimo "Oui je suis Caterine Deneuve" della famosissima pubblicità Lancia. La cosa suscita grande ilarità nei transalpini.
Sempre all'insegna delle socializzazioni internazionali Scorda, Obe e Cippo familiarizzano con un gruppetto d'inglesine, mentre Puvio cerca di barattare Anto per dei cammelli. In un momento di libertà mentre cazzeggiamo nei pressi del pullman un tunisino tocca il sedere all'Alex. Lei prontamente reagisce mollando un deciso ceffone, ma colpedo l'amico innocente del malandrino.
Anche in albergo manteniamo alta e rendiamo internazionale la nostra fama. Dopo essere stato gavettonato Prandi gira per i corridoi avvolto in un lenzuolo bianco novello fantasma dell'albergo.
Anche in piscina non siamo da meno: Dotti e Keps riempiono d'acqua una scarpa di Fabbry che "reagisce" e li spedisce entrambi a mollo vestiti. Nel contempo inizia una lenta, ma inesorabile, invasione di cavallette che raggiungerà il culmine la settimana successiva alla nostra permanenza in Tunisia. Diverse partite di beach volley avranno questa sempatiche bestiole a tenere compagnia ai giocatori.
I simboli della gita sono la "Manta", la faccia da cammello di Cippo, il narguilè, il the alla menta, ma nel cuore della Barbara rimarrà anche Chokkri.
mer
21
ott
2009
LA CLASSE VA IN GITA (2)
1987 la gita scolastica ha per destinazione Roma. Quest'anno l'obiettivo "scientifico-culturale" è garantito: Roma caput mundi!!!
Non sappiamo se la destinazione, o cos'altro, convince addirittura due professori della nostra sezione ad accompagnarci: il professore di statistica, Sanneris e la professoressa di inglese, Malmusi. Rispetto all'adesione dell'anno precedente abbiamo un +200%. Tra l'altro questi docenti nello stesso anno saranno accomunati da un altro evento: contro ogni pronostico ed ogni tradizione entrambe le materie di competenza di Sanneris e Malmusi sono sorteggiate, per l'esame di maturità, tra le quattro materie oggetto di prova orale per le classi quinte del corso di informatica. A comporre la compagine dei professori, oltre ai succitati, ci accompagna anche una professoressa di lettere della quarta A telecomunicazione che "simpaticamente" viene soprannominata "Palla Pesante". La stessa più volte si userà come riferimento per tutti noi alzando al cielo l’ombrello giallo del professore di Statistica, ombrello immortalato nella foto di quinta.
La prima mattina, dopo il pernottamento nell'albergo romano e su indicazione dei professori, veniamo svegliati dal citofono posto sui letti delle camere. La sorpresa è indubbiamente assai "gradevole", ma per Bergo va oltre. Infatti l'infernale apparecchio, non si sa bene se per un tentativo maldestro di spegnimento da parte di Bergo o per colpa del destino cinico e baro, cade sulla testa del malcapitato. Risultato netto: contro ogni pronostico Bergo è sveglio primo fra i primi, ma resterà di cattivo umore per parecchie ore.
Roma è bellissima, si presta a vedere cose memorabili ed indimenticabili, peccato che anche quest'anno la pioggia ci tormenta. Ma non è solo la poesia e l'aspetto storico o romantico dei Fori imperiali, del Colosseo, dell'arco di Costantino, di piazza Venezia, di piazza del Popolo, di piazza Navona, San Pietro a suggestionarci. Tra le cose molto apprezzate infatti troviamo la ben più prosaica scolaresca femminile di Brescia, alloggiata nelle stanze dall’altra parte del cortile dell’albergo.
Questa situazione scalda gli animi oltre ogni misura, ma il tentativo di socializzare è bruscamente interrotto dalla suora al seguito delle giovani bresciane. Durante il parapiglia della fuga Cavallo si getta nella finestra della stanza che condivide con Cippo attivando involontariamente il registratore del compagno. Sulla musicassetta "The Joshua Tree" degli U2, che in quel momento era inserita nel walkman, rimarrà registrata a indelebile memoria dello scompiglio provocato dalla suora anche la variegata gamma di imprecazioni dello stesso Cavallo. Cippo non matura immediatamente consapevolezza di questa evento tragico, ma lo farà la mattina dopo in pullman quando, immerso e concentrato nell'attento ascolto del capolavoro della band irlandese, riconoscerà la voce di Cavallo che si inserisce bruscamente tra le note degli U2 senza seguire ritmo e melodia. Ai filologhi l'arduo compito di comprendere se il soprannome Joshua ha attinenza con l'incisione in chiaro di Cavallo sull'album "The Joshua Tree" degli U2, oppure questa è solo una coincidenza.
Nello stesso frangente, e nonostante l'intervento protettivo della suora, Tus e Obe rubano una macchina fotografica ad una delle ragazzine, restituendola solo dopo aver terminato il rullino con foto poco edificanti che certamente avranno creato grande imbarazzo nella visione casalinga con i genitori.
Come detto Roma è piena di sollecitazioni. L'indomani siamo ospiti del Senato della Repubblica italiana. Tutti i maschi devono indossare giacca e cravatta. L'emozione è tanto forte che Tus decide di indossare la giacca di Maccio. C'è qualche contrattempo, ci fanno attendere all'ingresso laterale. Ad un certo punto pare che Spadolini, allora presidente del Senato, possa riceverci, ma non se ne fa nulla. Poi, finalmente, entriamo nell'emiciclo del Senato. I commessi ci fanno accomodare nei banchi posti alla sinistra dell'ingresso, ovvero tra gli scranni in cui siedono i senatori di destra, ma solo i più smaliziati ed attenti ne sono consapevoli. Palla Pesante, disinteressata all'aspetto politico di questa dislocazione, si impadronisce di un verbale di una seduta del Senato, ma viene prontamente bloccata dai commessi che le impediscono di asportare il documento. In generale è una sensazione molto strana vedere dal vivo quei luoghi che si vedono abitualmente in televizione. Ma qualsiasi angolo di Roma si presta a questa situazione, persino la discoteca che visiteremo alla sera.
Le serate romane si prestano a molti diversivi. Facciamo una passeggiata a piazza Navona dove un giovane artista disegna la caricatura di Prandi vestito da tirolse, o giù di lì.
Sempre Prandi, con un insospettabile anima commerciale, riesce a strappare uno sconto per passare una serata in discoteca. Tra parentesi la discoteca è stata location di alcune scene di un film che ha come protagonista Pippo Franco, per la serie: Roma affoga nella cultura.
Ma anche alla notte in albergo ci sono svariati diversivi.
Manina è vittima di uno scherzo di Dede e Keps. Cosa "insospettabile" per questi due. Mentre Manina dorme gli infilano un dito in un bicchiere di acqua tiepida per verificare la plausibilità di una leggenda metropolitana. Girandosi Manina si bagna e bagna il letto e decide di "giocare" un po' anche lui con quelli che ritiene responsabili dell'accaduto: Puvio e Barro. I due poverini troveranno i loro indumenti e le loro borse variamente distribuiti nel cortile interno dell'albergo.
Ma Keps colpisce ancora: riempie il letto di Ugo con dello zucchero. Ugo avrà una reazione meno giocosa, ma pur sempre decisa, e costringerà Just e Maccio a ripulire il suo letto in quanto "colpevoli" d'aver lasciato entrare il malintenzionato.
La stessa sera viene messa a soqquadro la camera di Dede & C. da "ignoti", i quali, non si sa bene a fronte di quali minacce, prontamente la risistemano.
Galavotti (quarta A Telecomunicazioni) ci mette del suo e ruba a Cavallo ed Obe una bottiglia di vodka che i due avevano custodito con cura fino a quel momento. Galavotti non ha nemmeno la buona creanza di condividere il liquido alcolico e vagherà per i corridoi completamente obnubilato dalla vodka per diverse ore.
L'"esibizionista" Prandi, nella sua tenuta sudtirolese, fa colpo su un’inglesina che nel frattempo è stata alloggiata con la sua classe dall'altra parte del nostro corridoio. Nel mentre Corra si diverte a fare delle rovescite acrobatiche colpendo con i piedi il cartellino affisso sul soffito che riporta i numeri delle stanze presenti nel nostro corridoio.
Ma non è finita. Infatti l'"insospettabile" per antonomasia, Keps, sistema con qualche aiuto dei materassi davanti alle camere di Sanneris, Malmusi, Palla Pesante, scatenando le ire del portiere di notte.
Ma Roma non si risparmia e ci concede anche impensabili sorprese culinarie. Infatti un cameriere, dopo aver inavvertitamente "lavato" Barbara con del brodo caldo, afferma che i tortellini sono un piatto tipicamente romano.
Nonostante tutto la Malmusi si prenota per la gita dell’anno successivo. Bergo, provato dalle giornate di gita e dalle notti di parapiglia in albergo, s'addormenta con gli occhi aperti e con il walkman alle orecchie ascoltando heavy metal e svegliandosi solo nel momento in cui viene spento l’apparecchio.
mar
20
ott
2009
LA CLASSE VA IN GITA (1)
1986: la destinazione è Genova. Lo scopo "scientifico-culturale" è l'acquario di Genova ed il casinò di San Remo. Ci sfugge il senso, ma evidentemente un disegno più grande ed imperscrutabile legherà la fauna acquatica e le fiches alle sorti della nostra formazione da lì ai futuri due anni. Del resto la gita scolastica è la gita scolastica e l'obiettivo "scientifico-culturale" non ci appassiona. Quindi vada per Genova!
L'unica professoressa che accetta di accompagnarci è la pazientissima Bulgarelli (Religione). Infatti nessun insegnante si prende la briga (o la rogna?) di vigilare sulla nostra turbolenta comitiva di sedicenni a spasso per l'Italia. La stessa Bulgarelli però prende due piccioni con una fava perché è anche la "vigilante" di una quarta di metalmeccanici, forse ancor più turbolenta della nostra.
Non a caso prima ancora di partire siamo già in ritardo. Aspettiamo pazientemente il ripetente, e tardo punk (storicamente stiamo vivendo nel 1986, ma la capigliatura del giovane virgulto della meccanica è ferma ai primi anni '80), che giunge da Castelfranco. Costui arriva su una Due Cavalli che denuncia quei due o tre anni più di noi, ed il ritardo ammonta ad una buona mezz'ora.
Siccome la Bulgarelli non è dotata di ubiquità (la ministra Falcucci, ma allora si diceva ancora ministro, l'ha tagliata dalle disposizioni ministeriali) con noi viene anche un bidello del primo piano. Uomo schivo e di poche parole, non aprirà bocca nemmeno quando ci troverà in 18 nella stanza della Dany, Alex, Anto la prima sera di pernottamento nell'albergo dell'uomo Bolla. Si intenda per la tranquillità dei futuri mariti, mogli, compagne, compagni e prole nulla di sconveniente accadde in quella fatidica notte, se non un po' di sana promisquità che tende a manifestarsi in tutte le gite scolastiche.
La composizione del pullman si completa con la terza B di Energia Nucleare, presenza assidua anche per gli anni a venire. La comitiva così composta fremente e fremante si avvia verso la riviera ligure.
Arrivati a Genova scopriamo che l'acquario è chiuso. Forse anche per chi ha organizzato la gita l'obiettivo "scientifico-culturale" non era appassionante.
Quindi bighelloniamo per Genova, senza una vera meta e soprattutto quasi sempre sotto l'acqua. Sarebbe stato bello vedere l'acqua ed i pesci nuotare e guizzare dietro immense teche di vetro, invece siamo noi a guizzare tra una pozzanghera e l'altra.
Al termine della giornata ci sistemiamo in un albergo fuori Genova. La stessa notte Fabbry e Dede dormono nella camera di Dany, Alex, Anto, perché i loro compagni di stanza, Barro e Manina, li chiudono fuori. La stessa notte rischiamo la denuncia da parte di una coppia in "luna di miele" per il trambusto che provochiamo nei corridoi.
Il giorno successivo tentiamo di entrare al casinò di San Remo. Ovviamente il tentativo è vano, ma non poteva essere altrimenti. Intanto continua a piovere, poviere, piovere. La stessa sera convinciamo la Bulgarelli a lasciarci andare in discoteca. Naturalmente non ci lascia soli, ma ci accompagna.
Infine facciamo un'escursione a Montecarlo. Dobbiamo "espatriare" e non tutti hanno il documento di identità: la comitiva si divide in due tronconi. E' la settimana del torneo di tennis di Montecarlo il cui calendario è in clamoroso ritardo visto la quantità di acqua che si è riversata in quella parte di mondo negli ultimi giorni. Vediamo dall'esterno il palazzo del principe di Montecarlo e visitiamo alcune zone del circuito di Formula 1. Il pranzo al sacco, fornito dall'albergo, consta di panini "Good Year" certamente in tono con i luoghi che stiamo calpestando. Tra l'altro perdiamo di vista il tardo punk che evidentemente fa un pit stop di troppo e per qualche decina di minuti dobbiamo cercarlo.
La serata si conclude con accese partite di Pinacolo segno che la nostra è stata una gioventù bruciata.
Ad anni di distanza le domande su questa gita scolastica restano:
- come è possibile fare una "luna di miele" nell'albergo dell'uomo Bolla?
- ma chi ha organizzato la nostra gita?
- se l'acquario era la destinazione della nostra gita non era meglio verificare che fosse aperto?
- perché una comitiva di sedicenni avrebbe dovuto mettere piede dentro al casinò di San Remo?
- ma quanta pazienda ha avuto con noi la Bulgarelli?
dom
04
ott
2009
VAINF 87-88: ORA ANCHE SU FACEBOOK
Grazie ad una idea ed al meritevole lavoro di creazione di Fabbry dal 3 Ottobre 2009 la VA informatica 1987-88 ha uno spazio su facebook
dom
13
set
2009
2 OTTOBRE 2009: CENA DI CLASSE
E' terminato il tempo delle consultazioni. La cena di classe si svolgerà
venerdì 2 Ottobre 2009
ritrovo alle ore 20 davanti al Corni
Anche questa volta varrà l'ormai consolidato e collaudato meccanismo del "chi c'è, c'è!" e decideremo il locale a sentimento dei presenti ... che sia pizza o lasagna, purché se magna! ;-)
Foto tratte da www.tartetatin.it e www.pizza-bay.it
lun
31
ago
2009
CENA DI CLASSE AUTUNNO 2009: QUALCHE PROPOSTA
so che il momento è difficile! Tra chi è rientrato dalle ferie e chi sta rientrando il morale è sotto alle scarpe, quindi cosa c'è di meglio che iniziare a pensare ad una allegra, divertente,
simpatica, entusiasmante, funambolica, scoppiettante, attraente CENA DI CLASSE? :-)
Calendario alla mano le proposte sono
- venerdì 18 settembre
- venerdì 2 ottobre
- venerdì 9 ottobre
ore 20:30 davanti al Corni.
Completo le mie proposte recuperando anche quanto avevo proposto per
la cena di maggio, miseramente abortita :-(
- "Ristorante Redecocca" in P.zza Redecocca (zona S. Francesco a Modena). Primi, secondi, tigelle
- "Da Enzo" in via Coltellini (zona p.zza Mazzini a Modena). Cucina emiliana
- "La Trattoria" a Salvaterra
Naturalmente è necessario prenotare preventivamente e quindi sapere in quanti saremo. L'alternativa è decidere al momento quando ci troveremo davanti al Corni, ma questo esclude le suddette proposte
essendo alto il rischio che non ci sia posto... in questo caso potremmo optare per una sorprendente pizza alla pizzeria Storchi!!! :-)
Signore e signori la discussione è aperta :-)
Aggiornamento al 3 settembre 2009
In base ai riscontri ricevuti ricalibriamo la proposta alle seguenti date
- venerdì 2 ottobre
- venerdì 9 ottobre
ore 20:30 davanti al Corni.
ven
31
lug
2009
IL ROMANTICISMO NELLA LETTERA SCRITTA A MANO
C'erano una volta gli "amici di penna". Erano persone fisicamente conosciute, ma anche sconosciute. Con loro ci si scambiava lettere o cartoline, scritte a mano su carta da lettera, aspettando risposte per settimane o addirittura per mesi. C'era la fatica della scrittura manuale, il polso che doleva, la cancellatura che costringeva a ricominciare tutto da capo. Poi si doveva imbustare, comprare il francobollo e portare all'ufficio postale o per lo meno infilare in una buca delle lettere. C'era la cura necessaria alla realizzazione di un manufatto frutto delle capacità fisiche ed intellettive dell'essere umano. Tutto questo, che per i più giovani pare medioevo, era il modo di comunicare a distanza con gli "amici di penna" fino ad una quindicina di anni fa. Non proprio medioevo, ma è difficile farlo capire a chi non ha conosciuto il mondo senza la connessione internet e senza l'uso degli sms.
Oggi non è più praticabile un mondo che prevede la scrittura di una lettere a mano. Ci sono le e-mail, ci sono le chat, ci sono i web forum, ci sono gli sms, ci sono i social network ed esiste il copia/incolla. Abbiamo tanta e tale libertà di relazionarci con il prossimo da poter stringere innumerevoli amicizie virtuali con persone che nemmeno conosciamo. Abbiamo una mole di materiale già pronto che nemmeno la proverbiale memoria di Pico della Mirandola avrebbe potuto immagazzinare nel suo cervello. Un mondo che spazza via i vecchi ed anacronistici "amici di penna" conosciuti di persona o conosciuti attraverso il contatto delle pagine di "Topolino". Eppure in tutta questa euforia (per gli adulatori) o follia collettiva (per i detrattori) possiamo tentare un punto di sintesi accettabile?
Rispolverare l'uso della lettera manoscritta è impensabile, ma almeno recuperarne il romanticismo potrebbe essere un bell'obiettivo. Per farlo però è necessario mettere nella e-mail, o nell'sms, o nel contributo su feisbuk o tuitter, o qualsivolgia altra piattaforma ci metterà a disposizione la tecnologia e l'inventiva umana, un po' di cuore. Significa non fare le cose di fretta, ma metterci un po' di amore, un po' di passione. Rispolveriamo il romanticismo della lettera manoscritta almeno per la cura con cui la scrivevamo. Sarebbe un piccolo contributo di umanità che consentirebbe di non restare in passiva balìa della tecnologia.
E CON QUESTA OCCASIONE LO SPAZIO DELLA VAINF 87-88 AUGURA A MEMBRI PERMANENTI E NON BUONE FERIE!!!
http://www.pintamedicea.com/birra/
mer
15
lug
2009
GRANDE CONCORSO ANTI ALZHEIMER: LE RISPOSTE!
Grande successo del concorso promosso per tenere desti i nostri cervelli!!!
"indovina, chi?... indovina, cosa?... indovina, quando?... indovina, come?... indovina, dove?... indovina, perché?..."
Nemmeno una vaga risposta, o un abbozzo di risposta, o un tentativo di risposta. Questo risultato deve essere letto in modo assai positivo e va oltre ogni più rosea aspettativa: nessuno di noi deve trastullarsi per tenere attiva la mente con facezie quali le domandine poste sul sito!!! Al limite qualcuno dovrebbe fare attenzione a calcoli biliari ed embolie polmonari...
Nonostante questo straordinario risultato pubblichiamo comunque le risposte, comprendendo l'inutilità di questa iniziativa, ma del resto si sa che il mondo è pieno di cose inutili e superflue... anche perché in molti casi le risposte erano assai banali, potendole trovare semplicemente e direttamente consultando il nostro sito
Quesito 1: INDOVINA CHI NON C'ERA?
- Assenti dalla foto di classe della III A Informatica 1985/86
Barro - forse ha inizio in questa occasione la leggenda che tramanderà ai posteri la celeberrima composizione di Keps: "Come mai, come mai che Baroni non c'è mai?" ;-)
Just - sicuramente era giustificato in quanto reduce da una complicata operazione. Ora sono un po' meno giustificate le sue assenze che producono in lista le risposte automatiche del suo server di posta elettronica... :-)
- Assente dalla foto di classe della IV A Informatica 1986/87
Maccio - era realmente assente e non attardato a scrivere qualche registro di classe :-P
- Assente dalla foto di classe della V A Informatica 1987/88
Monica - ebbene sì, la testata del nostro sito è un falso storico!!! Infatti la foto che raffigura Monica va fatta risalire alla IV A... :-)
Quesito 2: COSA ACCADDE IL 16 GIUGNO 1988?
In quella giornata, alle ore 9:00, ci apprestavamo ad affrontare la prima prova scritta dell'esame di maturità. Il giorno precedente "radio scuola" aveva dato i titoli dei temi che sarebbero usciti per l'esame e che alcuni di noi avevano diligentemente svolto. Nessun titolo fu azzecato e, quando si dice oltre al danno la beffa, la rottura della fotocopiatrice ci costrinse anche ad un lungo e penoso dettato dei veri titoli scelti dal ministero, compreso quello di storia che in realtà conteneva oltre al titolo anche una parte di svolgimento, visto la lunghezza...
Per i più superstiziosi va ricordato che la seconda prova scritta di matematica la sostenemmo venerdì 17 giugno...
Quesito 3: CHI FACEVA PARTE DELLA FORMAZIONE DI PALLAVOLO ANNICHILITA DA AVALLONE?
La questione è controversa, su quanto scritto di seguito potrebbero esserci dei ricorsi...
Maccio
Keps
Puvio
Davide
Cippo
Fabbry
Il dubbio è se della squadra facesse parte Ugo al posto di Keps... attendiamo contributi dai diretti interessati... :-)
Va ricordato che ognuno dei sei componenti la settimana successiva portò come da scommessa una lattina di Coca Cola al prof.
Quesito 4: QUALI SONO LE ESATTE PAROLE CHE CAVALLO HA INCISO SULLA CASSETTA DI "THE JOSHUA TREE" DI CIPPO?
Su questa domanda nemmeno i diretti interessati hanno saputo dare una risposta definitiva. La versione più accreditata è che sul nastro non furono incise solo le parole di Cavallo, ma anche i fragorosi rumori della caduta. Sulla cassetta potrebbe essere inciso una cosa del tipo: "CRASH, BOOM, Porco ..., SDLENG".
Certamente la mattina dopo in corriera Cippo esclamò un sonoro: "NO, CAAAVAAALLOOOO, NOOOO!!!"
Quesito 5: CHI HA VINTO LA GARA DI BALLO ORGANIZZATA DALL'HOTEL IN TUNISIA?
Bice e Davide, alla faccia di francesi ed inglesi un po' di sano sciovinismo!!! In quel periodo andava molto di moda il motto di Madonna "Italian do it better!" ed ovviamente è noto che Madonna si riferiva al ballo! La storia della VAINF conferma ;-)
Quesito 6: COME SI CHIAMAVA L'ANIMATORE DELL'HOTEL IN TUNISIA?
Chokkri anche se non si è mai saputo qual era il modo corretto di scrivere questo nome... magari Barbara ne sa qualcosa di più... ;-)
Quesito 7: COME SI CHIAMAVA IL PRIMO PROFESSORE DI INFORMATICA?
Cavicchioli che vedemmo al massimo per 7/8 lezioni...
Quesito 8: COME SI CHIAMAVA IL PROFESSORE DI RUOLO DI INFORMATICA CHE MAI ABBIAMO VISTO?
Davoli, che per inciso, oltre ad essere figlio del prof. Davoli che scrisse i libri di Fisica che abbiamo maneggiato più o meno tutti al biennio, ora è diventato il preside del Corni.
Quesito 9: DA CHI ERA COMPOSTA LA FORMAZIONE DI CALCETTO CHE VINSE IL TORNEO DEL CORNI NEL 1988?
Keps
Puvio
Davide
Cippo
Fabbry
Quesito 10: SU CHE ARGOMENTO VERTEVA IL COMPITO IN CLASSE DI ELETTRONICA FATTO IL GIORNO DOPO L'ELIMINAZIONE IN SEMIFINALE DEL TORNEO DI CALCETTO NEL 1987?
E' possibile, ma non è certo, che fosse un compito sulla tecnologia TTL. Si attendono smentite, precisazioni ed in generale contributi.
Quesito 11: QUALE FU IL PRIMO REGISTRO DEI PROFESSORI COMPILATO DA MACCIO?
Quello del prof. Ansaloni... Maccio ed Ansaloni ringrazieranno per sempre Davide per aver parlato nel momento più sbagliato possibile...
Quesito 12: CHI E' STATO COLPEVOLMENTE DIMENTICATO DALL'ELENCO DEL PRIMO REGOLAMENTO DI CLASSE?
Ugo... ma nonostante questa dimenticanza dobbiamo sempre ringraziare l'impegno di Cavallo e Puvio
Quesito 13: CHI HA CONFEZIONATO IL REGISTRO DI CLASSE DELLA "VI A"?
Pella e Maccio. Quest'ultimo lo conserva ancora nonostante le deturpazioni a cui Keps lo ha sottoposto... le deturpazioni del registro e non di Maccio, per fortuna ;-) Nella galleria immagini sono disponibili alcune foto
Quesito 14: CHI SONO STATI I CONSIGLIERI DI CLASSE NEL CORSO DEI TRE ANNI SCOLASTICI?
- Consiglieri di classe III A Informatica 1985/86
Davide e Fabbry
- Consiglieri di classe IV A Informatica 1986/87
Ugo e Fabbry
- Consiglieri di classe V A Informatica 1987/88
Maccio e Puvio
Per quello che riguarda l'impegno dei singoli per la classe nell'ultimo anno vanno sicuramente ricordati l'impegno di Prandi che grazie al suo "fiuto" ci consentì di partecipare alla gita esotica in Tunisia al posto delle "solite gite" a Praga o Parigi e Cavallo che insieme a Puvio scrisse il primo regolamento di classe
Quesito 15: CHI HA VINTO IL TORNEO DI DOPPIO SVOLTO NEL CORSO DELL'ULTIMO ANNO?
Della fine di questo torneo non si hanno notizie. Nessuno sa qualcosa che vada oltre al primo turno...
Quesito 16: CHI ERA L'UOMO BOLLA?
Era il mitico portiere dell'albergo dove pernottammo vicino a Genova in occasione della gita di terza. Si deve questo soprannome a Guerra ed al fatto che il portiere aveva un enorme porro sulla guancia
Quesito 17: CHI ERA PALLA PESANTE?
Palla pesante era la mitica professoressa di lettere dalla classe di telecomunicazioni che venne in gita con noi a Roma in quarta:
- famoso il suo tentativo di appropriarsi di un documento del Senato pensado che fosse a disposizione del pubblico
- proverbiale il procedere tenendo sollevato l'ombrello giallo di Sanneris per far sì che il gruppo non si disperdesse ed avesse in lei il riferimento costante. Per inciso l'ombrello di Sanneris è immortalato nella foto della V A Informatica
Quesito 18: QUALE ERA L'ARGOMENTO DEL COMPITO DI ELETTRONICA RIPETUTO A SORPRESA DA GANDINI LA SETTIMANA SUCCESSIVA VISTO CHE IL PRIMO TENTATIVO ERA PRATICAMENTE ANDATO DESERTO?
CMOS
Quesito 19: COME SI CHIAMAVA IL PROFESSORE DI RELIGIONE CHE SOSTITUI' LA BULGARELLI L'ULTIMO ANNO?
Succi
Quesito 20: QUALE GRAFICO DI FUNZIONE ROTEGLIA AVEVA DIMENTICATO?
Il grafico era quello dell'arcocotangente. Fu Dotti a farlo notare alzando timidamente la mano e prendendo da quel momento il soprannome di Manina
Quesito 21: QUALE FILM VEDEMMO NEL BAR DOVE PASSAMMO IL POMERIGGIO A BOLOGNA DURANTE IL CABO' DI 3 ORE DI LABORATORI DI ELETTRONICA?
The Wall (Pink Floyd) e Quadrophenia (The Who)
Quesito 22: CHI REGALO' UN RAMOSCELLO DI MIMOSA A TUTTE LE RAGAZZE DELLA CLASSE L'ULTIMO ANNO?
Ivo
Quesito 23: CHI PARTECIPO' AL CAMPEGGIO POST DIPLOMA A MISANO ADRIATICO?
Maccio
Corra
Lella
Ivo
Ugo
Anto
Puvio
Cippo
Corra, Ivo e Cippo ci misero le macchine.
Alla Panda di Cippo si scaricò la batteria, perché Cippo era solito far andare costantemente lo stereo con musicassette di Bruce Springsteen. Passammo gli ultimi giorni a mettere in moto la Panda a spinta.
La Fiesta di Corra invece aveva problemi di raffreddamento per cui non si potevano superare i 90 Km/h. Al ritorno con Maccio fu necessaria anche un lunga sosta in una piazzola di servizio visto che la temperatura era cresciuta in modo preoccupante. Ed a proposito di rientro, per via di date differenti Lella, Anto, Puvio e Ugo tornarono a casa in treno.
Le tende furono fornite da Ugo e Cippo
Quesito 24: DI CHE COLORE ERA L'OMBRELLO BRANDITO DA PALLA PESANTE?
Come anticipato nella risposta al quesito 17 era di colore giallo
Quesito 25: CHI PASSERA' ALLA STORIA PER AVER PERSO UN OGGETTO DI CIPPO?
Maccio perse il pallone da pallavalo di Cippo nel mare della Tunisia. Ma questa non è più storia, ormai è leggenda! :-)
mar
14
lug
2009
SULLA LEGGEREZZA E LA PESANTEZZA NEI PALAZZI CHIUSI IL GIORNO DELLA PRESA DELLA BASTIGLIA
In una società che ci propone la "leggerezza" come modello di vita vincente si annidano le contraddizioni che dovrebbero e potrebbero far maturare gli anticorpi alla superficialità che spesso viene sostituita alla sana "leggerezza". C'è una sostanziale differenza tra "leggero" e "superficiale" e sta nel fatto che le persone "leggere" hanno un'intelligenza tale da evitare semplificazioni e banalizzazioni, ma hanno l'acume per dire con semplicità le cose vere. Il bimbo che vede e dice che il re è nudo è "leggero", non è superficiale!
Quello che vediamo intorno a noi è tutt'altro che la ricerca e la soluzione delle contraddizioni in seno alla nostra società. Viviamo in una apoteosi del superficiale che trascende la "leggerezza". Si richiede a tutti il rigetto immediato e completo di qualsiasi approfondimento. Abdichiamo dal ruolo di cittadini e diventiamo dei meri consumatori, ovvero veniamo interessati nelle decisioni sulla società solo nel momento in cui ricopriamo il ruolo di consumatore. Per tutto il resto che attiene alla sfera umana, e non umanoide, come etica, democrazia, salute, istruzione, ecc. veniamo esautorati dal ruolo che ci compete. Chi non si omologa è uno vecchio e pedante legato a vecchi schemi (in politica direbbero ideologie) che non capisce la modernità dell'evoluzione di cui siamo parte. Chi non si omologa è un dinosauro del secolo passato antimoderno ed antistorico. E' uno "pesante" che non ha nulla di meglio da fare nella vita!
Restare in superficie, in fondo, significa anche restare a galla e galleggiando l'italiano medio evita di affogare nei problemi che lo affliggono. Il disinteresse per la società che ci circonda, fino a quando i problemi sociali non ci toccano da vicino, è un rituale che prende le mosse da lontano e che ha nella classe dirigente politica italiana uno dei massimi responsabili. Questa responsabilità si può misurare in termini di mancata "alfabetizzazione sociale" e dall'assenza di comportamenti etici a cui il comune cittadino si sarebbe potuto e dovuto ispirare. Spesso la classe politica è stata selezionata con meccanismi di cooptazione legati ad interessi elettorali che nulla avevano a che vedere con la gestione della cosa pubblica, ma che più spesso erano legati ad interessi di bottega e personali. Abbiamo assistito e stiamo assistendo ad una autoreferenzialità dei partiti politici che dimostra tutto il disprezzo possibile per le decisioni popolari. L'ultimo esempio è la scelta del Governo di annullare il referendum popolare sul nucleare stabilendo che in Italia il nucleare sarà nuovamente possibile. Diciamo che la classe politica ha operato massicciamente e con costanza in questa esautorazione del ruolo di cittadino, sintomo che evidentemente a questo puntava. Quindi non ha fallito, anzi ha ottenuto il risultato voluto, ovvero quello di allontanare le persone dalla politica generando l'anticorpo più potente alla politica stessa: il qualunquismo.
In pratica, sempre galleggiando, gli italiani si sono trovati a scegliere tra i candidati politici quelli che più di altri hanno contribuito a questa deriva. E lo hanno fatto nel modo più suadente possibile, ovvero salvando quella che è l'apparenza democratica nella vita dei partiti politici. Lo dimostra con clamorosa enfasi la folgorante carriera della giovane Serrachiani che assurge nel breve volgere di 2 mesi a esponente di spicco del PD dopo un appassionato intervento all'assise del suo partito divulgato al mondo intero tramite youtube. In quell'intervento la giovane democratica critica pesantemente le scelte del partito e per questo, con il vecchio meccanismo di cui sopra, è stata cooptata da Franceschini che l'ha inserita nelle liste per le elezioni europee. E la ragazza si è fatta molto onore: ha raccolto più voti nel nord est di Silvio Berlusconi! Il ringraziamento della Serrachiani a Franceschini è stato immediato e disarmante: nel futuro congresso lei appoggerà Franceschini perché è più "simpatico", scavando tra se e gli studiosi di teorie politiche una fossa abissale ed inventando la categoria politica della "simpatia". Ma se la "simpatia" è una categoria politica spendibile nel PD allora per me sarebbe più simpatico Beppe Grillo di Franceschini. Eppure nel PD evidentemente la doppia morale non consente a Grillo di candidarsi e la simpatia va bene solo per Franceschini. Misteri del "politichese"...
Il "politichese", oppure il "sindacalese", oppure l'"economistichese" sono gerghi fatti per dissuadere l'approfondimento dei cittadini, pardon dei consumatori. Sono linguaggi per addetti ai lavori, per gli iniziati che fanno parte del gruppo degli eletti. A loro, e solo a loro, il compito di essere "pesanti" e "pensanti"; tutti gli altri che perseguano la "leggerezza" e che non si intromettano nelle vicende noiose e barbose della "politica"! Così facendo però non si è stimolata la "leggerezza", che di per sé sarebbe un obiettivo positivo, bensì si è stimolata la superficialità che al contrario è la patologia di un popolo in balia di una classe dirigente autoreferenziale.
Infatti, in quest'ottica di "rieducazione" a cui siamo sottoposti ed abituati da anni, ai più appare come una "violenza" essere chiamati ad esprimere un'opinione "tecnica", come quelle che ci vengono proposte nei referendum popolari. Il "buon senso comune" reagisce rispondendo che in fondo quelle questioni sono talmente "difficili" che non si possono chiedere ad un cittadino che è stato derubricato a consumatore passivo e per questo non pensante. Sono questioni che altri devono prendere al nostro posto perché li abbiamo eletti per farlo. Ne consegue che i referendum vanno deserti. E cosa c'è di più antipolitico di questo ragionamento? Direi nulla e quindi si va tutti al mare a mostrare le chiappe chiare!!!
Purtroppo le persone intelligenti e "leggere" sono una piccola minoranza. Il più delle volte vengono tacitate e ridotte a quel ruolo di "utile idiota": se pensi quello che dico io sei "utile", se no sei superficiale (idiota). Non che non vi siano anche "utili idioti" che sono realmente idioti, ma questi vengono accomunati impropriamente a quelli di cui sopra che avrebbero cose intelligenti da dire. La prima variante di "utile idiota" però non ha quella "leggerezza" per stare a galla come i superficiali e non ha nemmeno quella "pesantezza" per infilarsi in una lobby che lo conservi e lo protegga autocelebrandolo in tv, sui giornali o in qualche stanza chiusa nelle convention di partito.
Ma forse non è un caso che questi pensieri mi siano venuti in mente proprio oggi, il giorno dell'anniversario della presa della Bastiglia. E forse non è nemmeno un caso che, anche se molti storici sono restii ad accreditare questa vicenda, la regina francese Maria Antonietta, di fronte al dilagare dell'insofferenza e della fame dei francesi, disse: "Se il popolo ha fame dategli delle brioches!". Regina superficiale che non a caso perse letteralmente la testa per non aver avuto la lungimiranza di guardare cosa stava accadendo fuori dalla finestra dei suoi palazzi...
mer
17
giu
2009
GRANDE CONCORSO ANTI ALZHEIMER
I latini dicevano "mens sana in corpore sano". Oggi è opinione diffusa che oltre a tenere allenato il corpo sia necessario tenere allenato anche il cervello: mantiene giovane fisico e mente!!!
A questo scopo il sito si propone con un grande concorso dal titolo "indovina, chi?... indovina, cosa?... indovina, quando?... indovina, come?... indovina, dove?... indovina, perché?...". Si tratta di rispondere alle domande poste di seguito. Un metodo come un altro per sopravvivere all'ombrellone senza annichilirsi con sudoku, sciarade, acrostici, rebus, parole crociate,...
Le risposte verranno valutate da un'apposita commissione indipente e nominata all'uopo (Maccio). ;)
Quesito 1: INDOVINA CHI NON C'ERA?
III A INFORMATICA: anno scolastico 1985-86
Indovina i 2 assenti che non erano presenti allo scatto fotografico
IV A INFORMATICA: anno scolastico 1986-87
Indovina l'assente che non era presente allo scatto fotografico
V A INFORMATICA: anno scolastico 1987-88
Indovina l'assente che non era presente allo scatto fotografico
Quesito 2: COSA ACCADDE IL 16 GIUGNO 1988?
Quesito 3: CHI FACEVA PARTE DELLA FORMAZIONE DI PALLAVOLO ANNICHILITA DA AVALLONE?
Quesito 4: QUALI SONO LE ESATTE PAROLE CHE CAVALLO HA INCISO SULLA CASSETTA DI "THE JOSHUA TREE" DI CIPPO?
Quesito 5: CHI HA VINTO LA GARA DI BALLO ORGANIZZATA DALL'HOTEL IN TUNISIA?
Quesito 6: COME SI CHIAMAVA L'ANIMATORE DELL'HOTEL IN TUNISIA?
Quesito 7: COME SI CHIAMAVA IL PRIMO PROFESSORE DI INFORMATICA?
Quesito 8: COME SI CHIAMAVA IL PROFESSORE DI RUOLO DI INFORMATICA CHE MAI ABBIAMO VISTO?
Quesito 9: DA CHI ERA COMPOSTA LA FORMAZIONE DI CALCETTO CHE VINSE IL TORNEO DEL CORNI NEL 1988?
Quesito 10: SU CHE ARGOMENTO VERTEVA IL COMPITO IN CLASSE DI ELETTRONICA FATTO IL GIORNO DOPO L'ELIMINAZIONE IN SEMIFINALE DEL TORNEO DI CALCETTO NEL 1987?
Quesito 11: QUALE FU IL PRIMO REGISTRO DEI PROFESSORI COMPILATO DA MACCIO?
Quesito 12: CHI E' STATO COLPEVOLMENTE DIMENTICATO DALL'ELENCO DEL PRIMO REGOLAMENTO DI CLASSE?
Quesito 13: CHI HA CONFEZIONATO IL REGISTRO DI CLASSE DELLA "VI A"?
Quesito 14: CHI SONO STATI I CONSIGLIERI DI CLASSE NEL CORSO DEI TRE ANNI SCOLASTICI?
Quesito 15: CHI HA VINTO IL TORNEO DI DOPPIO SVOLTO NEL CORSO DELL'ULTIMO ANNO?
Quesito 16: CHI ERA L'UOMO BOLLA?
Quesito 17: CHI ERA PALLA PESANTE?
Quesito 18: QUALE ERA L'ARGOMENTO DEL COMPITO DI ELETTRONICA RIPETUTO A SORPRESA DA GANDINI LA SETTIMANA SUCCESSIVA VISTO CHE IL PRIMO TENTATIVO ERA PRATICAMENTE ANDATO DESERTO?
Quesito 19: COME SI CHIAMAVA IL PROFESSORE DI RELIGIONE CHE SOSTITUI' LA BULGARELLI L'ULTIMO ANNO?
Quesito 20: QUALE GRAFICO DI FUNZIONE ROTEGLIA AVEVA DIMENTICATO?
Quesito 21: QUALE FILM VEDEMMO NEL BAR DOVE PASSAMMO IL POMERIGGIO A BOLOGNA DURANTE IL CABO' DI 3 ORE DI LABORATORI DI ELETTRONICA?
Quesito 22: CHI REGALO' UN RAMOSCELLO DI MIMOSA A TUTTE LE RAGAZZE DELLA CLASSE L'ULTIMO ANNO?
Quesito 23: CHI PARTECIPO' AL CAMPEGGIO POST DIPLOMA A MISANO ADRIATICO?
Quesito 24: DI CHE COLORE ERA L'OMBRELLO BRANDITO DA PALLA PESANTE?
Quesito 25: CHI PASSERA' ALLA STORIA PER AVER PERSO UN OGGETTO DI CIPPO?
mar
09
giu
2009
FENOMENOLOGIA DE "LA CENA DI CLASSE"
Iniziamo questa divagazione considerando un dato incontrovertibile: nessuno studioso può affermare con precisione quando e come sia nata la tradizione de "La cena di classe". La storiografia e gli
studi fatti in proposito paiono tutti concordare che essa non sia frutto di una tradizione orale o scritta, ma di una diffusione che potremmo quasi definire "endemica". Si manifesta e si consolida
con regole e meccanismi diversi da quelli legati alle tradizioni, sviluppandosi a prescindere dal passaggio di esperienze da una generazione ad un'altra. Diventa quindi assai difficile studiare
questo fenomeno, ma nonostante queste difficoltà possiamo comunque fare alcune ipotesi di lavoro per definire un quadro di riferimento all'interno del quale inserire questa pratica.
Intanto possiamo chiederci: cosa si intende per "Cena di Classe"? In estrema sintesi si può dire che la cena di classe è un ritrovo di vecchi compagni, un momento ludico di divertimento, di ricordo,
di riavvicinamento, ma pure di nostalgia che prevede l'organizzazione di un incontro dei componenti studenteschi di una data annata o periodo storico. Esistono diverse varianti di tale pratica, ma ne
parleremo in seguito. Per utilizzare un'immagine suggestiva potremmo comunque dire che la diffusione della pratica della cena di classe appare come un "fiume carsico" che appare, scompare e poi
riaffiora in superficie ed è caratterizzata da elementi che unificano i comportamenti di generazioni di ex studenti anche molto distanti per tipologia di studi, luogo, età, epoca.
Potremmo forse parlare di un fenomeno per osmosi che prescinde dal contatto o dalla conoscenza diretta di altre esperienze di cene di classe? Direi di no, perché questa impostazione risulterebbe
impropria e parziale. Infatti potrebbe portarci meccanicamente alla conclusione che esiste un processo fisico o culturale che alimenta questa tradizione. L'esperienza e gli studi, al contrario,
dimostrano che così non è. Sembrerebbe piuttosto che la cena di classe sia dettata e guidata da una predisposizione "istintiva" di alcuni ex studenti e non dalla scelta di un'opzione generata da un
substrato di tradizioni e cultura. Peraltro dobbiamo tenere ben presente l'elemento di parzialità e riferirci sempre alla cena di classe come ad una pratica non universale. Scrivere infatti che
questa pratica ha coinvolto solo alcuni ex studenti è obbligatorio, perché è comprovato da un'evidenza statistica che non tutti le classi si organizzano per ritrovi periodici alla conclusione dei
rispettivi percorsi formativi. Ed anche questo elemento testimonia dell'assenza di una sistematicità culturale nella diffusione di questa pratica.
Anche se, come detto, non vi sono tracce evidenti nei comportamenti umani che sono descritti attraverso i documenti che la storia ha portato fino a noi, possiamo scorgere qualche elemento che
potrebbe essere interpretato come il primo embrione, o la cena di classe "in nùce": un prodromo di quello che è l'attuale situazione.
Infatti, alcuni archeologi, paletnologi e paleontologi hanno scoperto che già in epoche preistoriche i predecessori dell'homo sapiens avevano la tendenza a riunirsi in momenti "ludici" al di fuori
delle loro attività definite all'interno della comunità in cui vivevano. Facendo una forzatura, potremmo affermare che, identificando ogni specialità in una sorta di classe (la classe dei cacciatori,
dei conciatori di pelle, degli agricoltori,...) ogni singolo gruppo tendeva a trovare momenti "conviviali" caratterizzati dall'appartenenza dei singoli al ruolo o all'attività svolta nella comunità
di appartenenza.
Passando poi ad epoche storiche, nella famosissima "Stele di Rosetta", si trovano vaghi riferimenti ai ritrovi riservati agli scriba. Cose analoghe sono state scoperte in alcuni documenti ritrovati a
Gerusalemme che risalgono a circa 2500 anni fa. Va detto però che nel contesto culturale dell'antico Egitto o presso gli antichi ebrei la figura dello scriba aveva una valenza "istituzionale" ed
"elitaria" che potrebbe far pensare che il ruolo stesso dello scriba, in quelle società, richiedesse la necessità di incontri non "ludici", ma di lavoro vero e proprio. Apparirebbe quindi improprio
ridurre questi incontri a momenti ludico-conviviali.
Al contrario nella antica Grecia e nell'antica Roma i simposi erano dei veri e propri banchetti dove i filosofi, di una stessa scuola o di scuole diverse, potevano incontrarsi per fare la cosa che li
divertiva di più: interrogarsi sulle domande della vita, della natura, della scienza, della politica. Il simposio era in realtà solo la seconda parte del banchetto e possiamo dire che aveva una
valenza ludica nella misura in cui i filosofi trovavano gradevole discutere con i colleghi sulle questioni relative ai massimi sistemi. Oggi la cena di classe non può avere così alti contenuti ed
aspirazioni. Del resto la concentrazione di così tanti e grandi filosofi nel breve volgere di pochi chilometri e pochi anni nella Grecia antica rende impossibile il ripetersi di quel periodo storico.
Di fatto, però, il simposio è il vero ed unico riferimento storico a cui possiamo rifarci per una dissertazione storica sulle cene di classe dimostrando, anche per queste motivazioni, una valenza
culturale ed un impatto storico sulle epoche seguenti ineguagliabile.
Nel periodo successivo alla caduta dell'impero romano d'Occidente e per tutto il medioevo, non vi sono notizie degne di nota. In quel periodo tutto era racchiuso nelle stanze buie e sapienti dei
monasteri e non si hanno notizie documentali che si praticassero variazioni sull'"ora et labora". L'uomo si doveva innalzare al cielo, ma per farlo doveva soffrire e questo stile di vita non era
compatibile con svaghi, feste e banchetti.
Con il Rinascimento invece c'è una ripresa, seppure legata all'individualità di artisti ed artigiani dell'epoca. Le scuole d'arte e di mestieri fioriscono contribuendo notevolmente ad una nuova epoca
di bellezza e di speranza per il futuro. I singoli artisti che girano per l'Italia sono però troppo impegnati nelle corti dei signori locali, spesso avversarie tra loro, per poter produrre pratiche
assimilabili alle cene di classe. La grande arte del nostro Rinascimento passa attraverso il talento ed il genio di singoli artisti che fanno dell'azione individuale il loro modus operandi. Le scuole
che nascono in Italia generano geni o buoni artisti, ma raramente questo produce una socializzazione tra gli allievi. Anzi più spesso genera rivalità ed invidie.
Con la rivoluzione industriale e l'"invenzione" dei brevetti l'individualità si fa ancora più forte. Il meccanismo legato ai brevetti crea una grande competizione tra scienziati ed inventori che,
nell'arco di un centinaio di anni, determina un progresso tecnologico mai visto fino a quel momento. Purtroppo, al di là delle uone intenzione degli illuministi, questo contrasta con la
socializzazione e la condivisione del sapere e delle risorse. Scompare di fatto la società degli artigiani e di coloro che detengono l'arte o il sapere di un mestiere. Si fa strada nella storia
l'individuazione di una classe sociale utilizzata come mera forza lavoro. Tecnicamente non possiamo parlare di schiavi, seppure lo sfruttamento di questi esseri umani sia spesso inumano, ma di un
vasto gruppo di donne e uomini subordinato ad una gerarchia sociale che ne impedisce l'emancipazione. Tale gruppo prenderà il nome di proletariato, perché privo di risorse e di conoscenze, ma ricco
solo della propria prole.
Anche i grandi scienziati e filosofi dell'epoca, nonostante l'etichetta di illuministi, tendono a coltivare il proprio orticello piuttosto che a socializzare studi e scoperte. Le scuole e le
università restano legate ad una elite che, a seguito della rivoluzione francese, apre le porte anche alla borghesia ricca, ma esclude ancora la stragrande maggioranza delle popolazioni.
Arriviamo infine all'epoca contemporanea, dopo due terribili conflitti mondiali. Limitandoci all'Italia si afferma, fortunatamente, la cultura della formazione scolastica obbligatoria. Nel secondo
dopo guerra, nonostante l'estrema povertà, lo Stato istituisce l'obbligo scolastico e garantisce l'accesso al sapere. Questi anni sono difficilissimi, ma il boom economico degli anni '50/'60
contribuisce a renderci più ricchi. In questo contesto di progressiva alfabetizzazione e di ricchezza crescente si espande, come un virus occulto, la "cena di classe" così come la conosciamo ora.
Come anticipato esistono diversi tipi di cene di classe che possono essere ricondotte a 4 modelli generali di riferimento:
- cena in corso d'opera;
- cena a caldo;
- cena di routine, ovvero la cena dei sopravvissuti;
- cena evento.
Il primo ed il quarto modello sono autonomi e prevedono percorsi specifici, mentre il secondo ed il terzo sono strettamente collegati tra loro, ovvero possiamo dire che il terzo è l'evoluzione del
secondo.
Il modello numero 1, la cosiddetta cena in corso d'opera, è quella che si tiene alla fine dell'anno scolastico ed è un saluto per trovarsi l'anno successivo. Spesso coincide con un pranzo in una
pizzeria nei pressi della scuola e quindi direttamente raggiungibile a piedi dagli studenti ancora non pienamente autonomi. Negli ultimi anni di scuola la presenza di compagni di classe patentati ed
automuniti e la diffusione di ciclomotori consente di convertire il pranzo in cena e di allargare il raggio di azione. Tecnicamente questa è la festa di fine anno e la partecipazione è sempre la
massima possibile. E' quindi un preambolo all'interludio estivo dove, nella stragrande maggioranza dei casi, i compagni non si frequenteranno. Per questi motivi questo tipo di cena di classe si
caratterizza come un momento estremamente gioioso e giocoso che preannuncia un periodo di meritato riposo. Non è quindi un caso che si possano verificare momenti di goliardia e vivacità che spesso
producono nei ristoranti ospitanti lievi danni e comunque apprensione da parte dei gestori.
Il modello numero 4, ovvero la cena evento, è invece una cena di ritrovo che si caratterizza per la grande distanza temporale dalla conclusione degli studi. Di solito questi ritrovi avvengono dopo
che i componenti della classe non si sono visti anche per 20 o 30 anni. Nascono quindi situazioni in cui non ci si riconosce, oppure non ci si ricorda il nome di quel compagno o di quella compagna.
Cene di questo tipo sono assai difficili da organizzare e richiedono un lavoro molto complesso e faticoso da parte di un pool di ex studenti che, con pazienza, riannodino i contatti con tutti i
compagni. Fatto questo sforzo il risultato è quasi sempre garantito, con partecipazioni elevatissime. Nel corso della cena avverrà quel processo mentale che caratterizza l'essere umano portato per
natura alla mitizzazione ed alla narrazione collettiva degli eventi condivisi. Questo sarà un elemento di grande vivacità verbale al tavolo della cena di classe, perché certamente di uno stesso
evento ci saranno diverse versioni e gli ex studenti saranno impegnati alla ricostruzione di fatti lontani nel tempo. Ci sarà anche chi ha rimosso alcune vicende e, facendole riaffiorare, aggiungerà
elementi che invece erano stati rimossi da altri generando un vitale scambio di ricordi. Sarà quindi un tuffo nella passata giovinezza, un passaggio di memorie, un nostalgico momento di regressione
che farà sentire tutti più vecchi, ma che di solito lascia un gradevole senso di appartenenza e di condivisione, perché ci si riconosce parte di una comunità.
I modelli numero 2 e 3 invece si concretizzano in quelle realtà in cui la cena di classe viene in qualche modo fatta con cadenze temporali costanti.
La cena a caldo è quella che si svolge nei primissimi anni successivi alla conclusione degli studi. In realtà apparentemente nulla è cambiato dalla fine della scuola. Sono passati pochi mesi o al più
pochi anni e ci si sente ancora come se si fosse a scuola. C'è qualche defezione estemporanea, legata ad impegni del momento, ma nella norma la partecipazione è sempre molto buona. Esiste ancora una
certa "intimità" tra le persone che rende il ritrovo una prosecuzione di fatto dell'esperienza scolastica. Questa intimità andrà svanendo con gli anni, rendendo gli ex compagni sempre più
"sconosciuti". Questo fenomeno di sottofondo comporta il rischio che si avvii un processo lento ed inesorabile che tende a scollare il gruppo. Nel corso del tempo le defezioni crescono in modo
consistente. La cena di classe non viene sempre vissuta come un momento di divertimento e per questo viene sempre più spesso snobbata. Gli impegni lavorativi e familiari tendono a mettere in secondo
piano questi eventi. Ne consegue che alcuni compagni smettono definitivamente di partecipare. Non vi sono necessariamente elementi di rottura o eventi particolari che comportino questo stato di cose,
ma se il processo si avvia rischia di risultare inesorabile ed inarrestabile.
La situazione che si crea può volgere nel giro di pochi anni trasformando la cena a caldo nella cena di routine. Questa prevede, solitamente, partecipazioni assai modeste e si perpetua nel tempo solo
se esiste qualche elemento della classe che cerca di mantenere in vita questa tradizione. Il rischio è che questo tentativo di sopravvivenza possa tramutarsi in una vera a propria "cena di
sopravvissuti" che si trovano solo per trovarsi e per garantire la prosecuzione di una tradizione senza contenuti. Quando questo avviene si perde definitivamente il senso profondo della cena di
classe. Infatti va detto che la cena di classe non ha altri scopi se non tenere legato un gruppo di persone che hanno condiviso per anni ansie, paure, gioie e divertimenti in un contesto molto
particolare che è l'ambito scolastico. Queste persone hanno condiviso esperienze in un periodo della vita in cui stavano crescendo, stavano diventando donne e uomini con una personalità propria e non
la personalità surrogata dalla famiglia o dal contesto sociale. In quel periodo tutto era possibile, perché tutto era ancora da costruire e da conquistare. Si può affermare che questa "costruzione" è
stata affrontata in modo collettivo, nel senso che ognuno ha in qualche modo contribuito alla crescita degli altri. Il processo è stata tanto rapido, veloce ed anche spazialmente ristretto da non
avere eguali analoghi per tutto il resto della vita. Basta vedere le differenze tra le foto del primo anno e le foto dell'ultimo anno per rendersi conto della trasformazione anche fisica che c'è
stata nel volgere di pochissimi mesi.
Negli anni della scuola, se ti senti parte del gruppo, si genera una coesione forte e se questo elemento di coesione non viene più percepito nel periodo post scolastico inevitabilmente il senso della
cena di classe viene a mancare. Perché la cena di classe è qualcosa di diverso da una semplice cena con dei "conoscenti", proprio per i presupposti appena descritti. Se questo meccanismo di degrado
si innesca non ci sono anticorpi. Nessuno e nulla può impedire che si possa avviare a definitiva conclusione la tradizione della cena di classe, o comunque che si prosegua con la cosiddetta cena dei
sopravvissuti che è un pallido surrogato della vera cena di classe.
Ovviamente questo articolo non ha la pretesa o lo scopo di dire la parola definitiva sulla cena di classe. Vuole e può essere un semplice contributo all'analisi dei meccanismi legati alla cena di
classe. Ogni contributo sarà quindi bene accetto. :)
gio
07
mag
2009
IO AMO INTERNET! PER UN USO RESPONSABILE E LIBERO DELLA RETE
Sempre più spesso la politica si pone l'obiettivo di regolamentare internet al fine di "risolvere l'anarchia" che lo contraddistingue. I politici fanno proposte di legge (Sarkozy, D'Alia, Carlucci, Levi,...) secondo quelli che sbadierano come criteri di buon senso, ma senza conoscere appieno la materia che vorrebbero regolamentare. In questo modo rischiano di compromettere il concetto stesso di rete snaturandone il senso e le potenzialità.
A questo scopo, ovviamente in rete, è nata un'iniziativa veicolata tramite il sito www.amointernet.it di cui potete leggere qui il manifesto.
gio
09
apr
2009
BUONA PASQUA!
da www.immaginipasqua.it
Serena Pasqua
per quel che si può
per quel che si riesce
da blogv8epocar.splinder.com
mer
08
apr
2009
RICORDI CHE FURONO, RICORDI CHE SONO, RICORDI CHE SARANNO
I ricordi trasfigurano la realtà che è stata. Operano nuove ricostruzioni e rappresentazioni che sopravvivono nel contemporaneo e che le nostre menti hanno memorizzato e rielaborato. Ma allora la realtà fu veramente quello che ci consegna il ricordo, oppure quest'ultimo è inattendibile e solo frutto delle interpolazioni del nostro cervello?
Ricordo la "chiamata" il primo giorno di scuola dell'anno scolastico 1985/86 (l'anno della terza), ricordo l'adunata nel cortile interno, ricordo la Campedelli che ci accompagnò in classe per comunicarci il primo orario provvisorio.
Ricordo l'ultima azione che feci da studente subito dopo l'orale della maturità: visita ai bagni per alleggerire la tensione e la vescica e salto con schiaffo ai grandi orologi che erano posti lungo il corridoio.
Ricordo l'ultima azione che feci da "libero cittadino" nello stabile del Corni (poi non vi ho mai più messo piede): primo giorno di scuola dell'anno scolastico 1988/89 con sostituzione della legittima VAINF 88/89 per instaurare una temporanea ultravigenza della VAINF 87/88. Interregno misero di una storia che era finita e che non poteva darci altro se non questo festoso, gioioso, insolito ed originale canto del cigno.
Ma oltre a questi eventi cosa è stato realmente? Io ricordo alcune cose, ma saranno cose reali o frutto della "trasfigurazione" del tempo e del cervello? Certo la storia scritta a pochi anni di distanza ci aiuta, ma come tutte le riscritture della storia è una scrittura parziale, laterale, vista dal lato di chi la racconta, ma non dal lato di chi l'ha fatta. Chi invece viene raccontato ricorda la storia come è stata realmente? Si attendono cortesi e copiosi contributi...
Dicono che chi ricorda è vecchio, perché ricordare e coltivare i ricordi stessi è sintomo di stanchezza e sinonimo di allontanamento dal reale. Certamente io sono "vecchio" perché ero già vecchio a 16 anni, perché ho questa predisposizione al ricordo, ma non perché coltivo i ricordi. Questi mi restano appiccicati addosso senza che io mi sforzi. Alcuni sono più chiari, altri sono più vaghi, altri ancora invece sono persi, irreparabilmente persi, per incapacità di memorizzazione o perché relativi ad eventi che non ho conosciuto, non ho vissuto direttamente, non ho colto come importanti. Ma la "mia" storia è la storia del nostro "triennio"? Posso arrogarmi questo diritto? No.
In generale quei 3 anni per me sono stati molto belli. Eravamo giovani (vabbé io ero già vecchio, ma questa passatemela), eravamo allegri, eravamo svagati, eravamo freschi... potevamo tutto, eravamo tutto! Ma è stato così per tutti? Tutti hanno un bel ricordo? Forse no. Anzi certamente no. Ognuno avrà metabolizzato quel periodo secondo i propri canoni: le paure, le ansie, le delusioni, le sensazioni, le gioie, i dolori. Come potrebbe quindi essere uniforme una visione di quel periodo?
Eppure nonostante questa non univocità siamo rusciti a costruirci anche un "dopo comune", seppure con tutti i limiti del caso. I ricordi del triennio si sono annacquati, ma noi abbiamo continuato a produrne di nuovi nei nostri ritrovi periodici, più e meno partecipati, più o meno eclatanti, più o meno "epici":
- ricordo la cena al Pan con cera di candela rovesciata su diverse camicie;
- ricordo la cena con Cavallo che, pur essendo a militare, partecipò perché in convalescenza per un problema al ginocchio;
- ricordo la cena in cui prima di salutarci ci ritrovammo davanti al Corni ed alla pattuglia di polizia a cui avevano segnalato schiamazzi in Largo Moro Scorda disse: "Siamo appena arrivati. Sentite i motori, sono ancora caldi!". Ed i poliziotti ci fecero intendere che non era colpa loro e che facessimo poco casino che sennò sarebbero dovuti tornare;
- ricordo la cena da Nelson in cui in modo serissimo, come se fosse una cosa realmente importante per tutti noi, decidemmo di rivedere il regolamento per aumentare la partecipazione alle cene (mai
operazione di "riforma" ebbe meno successo, giacché le defezioni iniziarono ad essere copiose proprio da quel momento);
- ricordo le innumerevoli cene in cui abbiamo visto auto passare in contro senso davanti al Corni;
- ricordo la cena vicino a Maranello in cui non mangiai per via di un brutto mal di stomaco ed ebbi la sorte di sedere al fianco di Corra che mi fece aumentare il mal di stomaco. Credo che fu reciproco :);
- ricordo la cena del decennale a Sestola e del bidone che abbiamo dato a Daniela che ci aspettava al mare;
- ricordo la cena partecipatissima in quel di S. Valentino (Castellarano) al golf club e quella successiva nello stesso locale con anche i professori;
- ricordo le cene all'"October fest" di Maranello;
- ricordo la cena dove partecipammo solo io e Corra;
- ricordo la cena a cui non partecipai, perché era nata da 3 giorni mia figlia;
- ricordo il ritrovo e la cena nella sala comune del condominio dove abita Daniela con mogli, mariti e figli;
- ricordo la cena in cui Barbara mi chiese di tenere il cellulare accesso in modo che quando si liberava mi avrebbe contattato per avere le spiegazioni sul come raggiungere il ristorante. Io non sentii il cellulare, ma Barbara ci raggiunse nonostante me :)
- ricordo l'allegria di tutte le cene dal 1985 ad oggi...
Ricordi che furono, ricordi che sono e ricordi che saranno... se possiamo... se vogliamo... se riusciamo... a me piacerebbe, a voi piacerebbe?
I ricordi tengono unito
ciò che la storia ha separato
ven
03
apr
2009
VAINF87-88 E' UN SITO DENUCLEARIZZATO
Per usare un gergo sportivo potremmo dire che il sondaggio si è concluso sul filo di lana (alla fine di questo post troverete i dettagli del voto). Per chiunque fosse interessato ricordo la
trasmissione "Report" di Rai 3 che ha affrontato il tema
del nucleare, mostrando come alcuni luoghi comuni possano condizionare la nostra percezione di "semplici cittadini" (per esempio non è vero che il nucleare affranca dalla spesa petrolifera, visto che
la Francia, potenza nucleare con cui il governo italiano stringe accordi per avviare centrali nucleari di terza generazione nel nostro paese, spende più di noi in derivati dal petrolio).
In Italia si sta parlando di investire nel nucleare nonostante un referendum del 1987 e per questo ci siamo affidati ai francesi. Ci hanno detto che le loro centrali sono le più sicure, è vero? E poi quando saranno terminate le centrali nucleari la nostra bolletta elettrica sarà veramente più bassa?
Report dà qualche risposta e per chi non avesse visto la puntata può recuperarla su internet:
mar
31
mar
2009
APOLOGIA DELLA LENTEZZA
Calma, non abbiate fretta. State seduti, non scalpitate. Che necessità c'è di correre? Leggete, se vi pare, comodamente seduti e non curatevi del mondo che strepita e corre fuori dalla porta. Adottate la lentezza.
Ascoltiamo insieme l'attimo che è (ora) e che non sarà (mai più). Lo abbiamo sentito passare? Lo abbiamo visto passare? Ci è sfuggito... non per la sua velocità, ma per la nostra distrazione. Allora rallentiamo, rallentiamo, rallentiamo,...
Tutto ci scorre intorno, la frenesia ci contagia, non riusciamo più a rallentare. Il vortice delle cose da fare, da dire, da pensare è inarrestabile e si autoalimenta fino al nostro sfinimento. Restiamo a noi, restiamo in noi, non corriamo oltre per il gusto di passare al tempo futuro. Stiamo al tempo presente, stiamo nel presente e viviamolo senza frenesie.
Il tempo passa sui nostri visi, attraversa i nostri corpi, muta le nostre menti. Quale bisogno abbiamo di anticiparlo con la nostra corsa? Che senso ha la rincorsa sfrenata all'annullamento del tempo? Il tempo vince su ogni cosa ed è una merce preziosa. Se non abbiamo tempo dobbiamo prendercelo e curarlo, custodirlo, coltivarlo. Per farlo dotiamoci di un po' di sana lentezza. Ci aiuta ad apprezzare le cose che facciamo, le cose che pensiamo, le cose che sognamo.
Godiamo della lentezza che possiamo permetterci e che ci regaliamo troppo raramente. Non perdiamoci nelle inutili frenesie. Scegliamo, quando è possibile, di rallentare. Decidiamo che l'obiettivo non è arrivare prima, decidiamo che l'obiettivo è arrivare bene. Perché non sempre arrivare prima migliora la nostra esistenza. Decidiamo che l'obiettivo è il viaggio nella sua interezza, con tutte le difficoltà, le soste, gli errori di percorso. Decidiamo che il punto di arrivo non è l'obiettivo, ma uno dei tanti obiettivi. Decidiamo che nel viaggio ogni momento è un obiettivo e che possiamo apprezzare tutti i singoli obiettivi.
Non correte inutilmente. Non cercate l'istante successivo per il gusto di andare oltre. Attendete che arrivi da sè, tanto comunque arriverà. La tranquillità, la
flemma, la saggezza e cos'altro ancora possiamo desiderare? Pacatezza, placidità, tranquillità, lentezza, lentezza, lentezza... perché non è il pallone recuperato in Tunisia, o
l'elenco copiato per Ansaloni in 3 minuti invece che in 30 minuti che vi possono migliorare la qualità della vita! ;)
ven
27
mar
2009
AUGURI AGLI SPOSI!
Barro e Laura
Guiglia, 28 Marzo 2009
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mer
18
mar
2009
STAR TREK 2009
STAR TREK 2009
- un Kirk ganassa con l'ormone dei 20 anni (mamma mia...)
- il comandante Pike prima della paresi (qui o sei trekker o sei la Volpi)
- Uhura coi coscetti nervosi prima del cedimento vaginale
- Spock giovane che incontra se stesso (si vede, si uccide e il paradosso fa impazzire Cavallo)
- la ragione per cui Scotty viene chiamato confidenzialmente "Cirrosi" (ma solo dai romulani)
ovviamente non mancheranno
- Ulla e Inga
- Obe che prende l'onda
- Bergo con la cintura El-Charro
- Cippo cammello
- Scorda magro
- Ivo con dei neuroni rimasti
- la manta
dom
08
mar
2009
LE DONNE E LA LORO FESTA
Un sincero augurio a tutte le ragazze, come potrebbe essere altrimenti l'8 marzo?
Ma il sincero augurio è necessario anche perché ce n'è un gran bisogno, soprattutto in base a quello che si sente in prossimità di questa giornata. Il bisogno nasce dalla banalizzazione e dalla superficialità a cui tutti, le donne per prime, sono esposti nel dibattito in Italia che si avvia puntualmente il 6/7 di marzo e che si chiude con altrettanta puntualità il 9 marzo.
Quest'anno un tema fondamentale come la sacrosanta lotta alla violenza sulle donne è stato barattato da politici, commentatori e media in generale con la questione di sicurezza. E' diventato un problema di ordine pubblico dimenticando i corpi e le anime su cui si abbatte la terribile violenza: le donne. Queste ultime sono state rimosse, il tema della sicurezza pubblica ha preso il sopravvento e le ha oscurate. Ci si è dimenticati che la stragrande maggioranza delle violenze sulle donne accade tra le mura domestiche (intorno al 90%). Quindi perché non dire che, ferma restando la sacrosanta necessità per qualsiasi essere umano di circolare per le strade senza temere di essere violentato, forse è necessario partire da più lontano?
Per esempio con progetti culturali dove la parità tra i sessi diventi l'assunto fondante e la prassi consolidata, diventi un comportamento naturale, magari anche organizzando progetti sull'educazione sessuale che portino allo sviluppo di una sessualità non violenta e prevaricatrice di tanti maschietti e che cancelli e superi quello che tanti bambini hanno imparato sulla loro pelle nelle ristrette mura domestiche.
E perché non ragionare ed impegnarsi per azzerare le raccapriccianti statistiche secondo cui a parità di mansione e competenze una donna percepisce un salario inferiore del 17/20% rispetto al collega maschio?
E perché non discutere ed interrogarsi su quali siano i surreali motivi per cui gli istituti di credito garantiscono minore disponibilità economica alle aziende se sono di proprietà di una donna?
E perché non domandarsi come mai in Italia, nonostante una buona legge, siamo in presenza della miserrima percentuale del 4% di neo papà che si fanno carico della cura del figlio neonato prendendo un periodo di congedo parentale?
E perché non approfondire quali sono le ragioni per cui l'Europa punta entro il 2012 a raggiungere la percentuale del 60% di donne lavoratrici, mentre noi, penultimo paese in Europa davanti alla sola Grecia, arranchiamo sul 46%?
E perché non dire che con la nuova normativa del governo le donne in età fertile sono costrette spessissimo a sottoscrivere le dimissioni in bianco all'atto dell'assunzione?
Di queste cose nulla si dice. Silenzio tombale. Il dibattito viene derubricato all'apparenza, al ludico, al voluttuario. E quindi via con tuttologi e tuttologhe che si cimentano nella penosa recita televisiva
- ci vuole più galateria nei confronti delle donne;
- sì però se abbiamo raggiunto la parità forse questa festa non ha più senso. La parità? Sulla base di quanto scritto sopra mi pare proprio che la parità è una pura enunciazione ben lontana dall'essere raggiunta;
- se il maschio compra la mimosa perché è l'8 marzo ha assolto i suoi compiti "istituzionali";
- in fondo le donne fanno del vittimismo e sono le prime nemiche di loro stesse: sono di più, ma in parlamento non si votano nemmeno essendo il nostro parlamento frequentato dal solo 10% di donne;
- alla sera regolare uscita con amiche per partecipare ai patetici spogliarelli maschili che tanto appaiono come l'insulso inseguimento al comportamento maschile più becero, ma che si realizza solo nel giorno della catarsi dell'8 marzo. Mi chiedo: perché una donna che vuole vedere uno spogliarello maschile deve essere indotta a farlo necessariamente l'8 marzo? Negli altri 364 giorni deve restare a casa con i figli?
Insomma le ragioni per un sincero augurio a tutte le ragazze sarebbero evidenti se in Italia non fossero oscurate dall'effimero ed inutile dibattito che nasconde e cela tutte le grandi e piccole ingiustizie a cui sono sopposte le donne. Nel nostro piccolo, sapendo che non basterà, ma pensado che sarà gradito, possiamo solo scrivere
TANTI AUGURI DONNE!
Nota a margine: anche se molti non lo sanno una delle motivazioni per cui si ritenne necessario istituire la festa della donna passa anche attraverso la morte nel 1911 di nostre connazionali in una fabbrica americana.
Per approfondire:
Incendio della fabbrica Triangle
Giornata Internazionale della Donna
Per riflettere:
mer
04
mar
2009
SULL'AMICIZIA ED ALTRE DIVAGAZIONI
"Di tutte le cose che la sapienza procura in vista della vita felice, il bene più grande è l'acquisto dell'amicizia". Come a tutti voi appare evidente questa frase non è frutto di un mio pensiero profondo, ma appartiena al filosofo greco Epicuro che passò alla storia, per banalizzazione del suo pensiero, come colui che attraverso la sua filosofia andava alla ricerca del piacere e della felicità. Non è un caso che il suo pensiero ebbe un vertiginoso declino all'affermarsi del Cristianesimo.
Ma che c'entra un filosofo del IV secolo a.c. con noi?
Un po' c'entra, almeno per quello che esprime nella frase riportata, se è vero che nel 1988 decidemmo saggiamente di preservare l'amicizia che ci aveva legato nei 3 anni di convivenza scolastica. In quel momento era evidente a tutti che la frequentazione costante ed assidua che ci aveva costretto alla quasi totale condivisione nelle nostre vite di 16/18enni non doveva essere gettata al vento, perché avrebbe significato gettare al vento anche la nostra amicizia. Lo strumento che si pensò per preservare questo sentimento e che, con alti e bassi, abbiamo praticato in questi 20 anni è stata la cena di classe. Strumento certamente rozzo che non poteva garantirci di preservare il sentimento dell'amicizia così come l'avevamo conosciuto nel triennio 1985/88.
Con il senno di poi fatico comunque a pensare ad altri meccanismi più efficaci.
Ma quindi cosa è successo alla nostra amicizia? Possiamo dire che si è tramutata?
Sì, oggi è evidente a tutti, ma nel 1988 a nessuno pareva che potesse succedere. Ci sembrava che la nostra amicizia sarebbe stata immutabile ed immutata negli anni. Adesso possiamo affermare che quell'auspicio non era praticabile nei fatti ed era anzi impossibile.
Infatti, prima ancora che cambiasse la nostra amicizia, sono cambiate le nostre vite. Anzi possiamo dire che il cambiamento delle nostre vite è stato il motore silenzioso della trasformazione della nostra amicizia. Tutti noi abbiamo seguito percorsi giustamente centrifughi rispetto alla VAINF, percorsi che ci hanno portato ad avere vite realmente autonome. Fino al 1988 questo non era vero. Al di là che ci si frequentasse anche fuori dalla classe le nostre vite erano interdipendenti. Avevamo un legame naturale, una invisibile forza centripeta nella frequentazione scolastica che non era definita solo dai luoghi, ma anche dagli stili di vita, dagli interessi, dalle passioni, in una sorta di omologazione naturale all'interno di una comunità chiusa. Infatti, con le opportune sfumature e differenze, eravamo una generazione con le passioni di quella generazione, con le mode di quella generazione. E di fatto condividevamo tutto. Per rurbare un altro pensiero ad un filosofo, Pitagora diceva che "gli amici condividono ogni cosa". Noi in fondo eravamo in quella situazione, perché avevamo un nostro mondo piccolo, una nostra comunità nella quale i momenti ed i luoghi di condivisione erano enormi e stretti al tempo stesso: enormi perché ogni situazione era un'esperienza immediatamente comune e condivisa per la classe e stretti perché tutto ruotava sulla nostra comunità necessariamente ristretta.
Poi siamo cresciuti, siamo cambiati e la comunità è venuta meno. Come detto abbiamo percorso strade differenti le une dalle altre. Abbiamo maturato passioni e vite "autonome" nel senso che quel nucleo che faceva riferimento alla VAINF non esisteva più. Per la sociologia siamo rimasti sempre una generazione e saremo sempre una generazione con tutte gli elementi che accomunano le generazoni, ma il nostro nucleo base non esisteva più. Il nostro mondo piccolo era scomparso a dispetto della fugace celebrazione della cena di classe o della patetica reinterpretazione dei regolamenti delle cene di classe. Eppure, nonostante tutti i limiti, le cene di classe e l'ostinata perseveranza con la quale le abbiamo costantemente programmate hanno preservato la completa evaporazione dell'esperienza della VAINF. Non ci siamo persi di vista. E per tornare alla domanda iniziale, possiamo certamente dire che la nostra amicizia è cambiata proprio a fronte dei nostri cambiamenti, ma non è venuta meno.
Però è grazie ai nostri singoli cambiamenti che oggi, certamente più di allora, il rito del ritrovo periodico è potenzialmente ricchissimo. Tutti abbiamo un bagaglio di esperienze e di conoscenze che nemmeno potevamo immaginare nel 1988. I nostri percorsi di vita ci hanno consentito di affrontare strade talmente diverse le une dalle altre che il nucleo della VAINF risulta assai più ricco di quanto non lo fosse nel 1988. Io credo che questo possa essere un valore e possa essere sfruttato per reinterpretare la nostra amicizia.
Quindi questa potenziale ricchezza può tradursi in un meccanismo che rinsaldi la nostra amicizia?
Secondo me non vi è dubbio, purché si cerchi di praticare la condivisione come quando eravamo a scuola, ovvero si cerchi di alimentare il nucleo della VAINF con le nostre passioni, con le nostre esperienze, con le nostre conoscenze. Se ognuno porta il suo contributo credo che si potranno ridefinire i perimetri del nucleo iniziale dalla VAINF e questo potrà essere fatto rafforzando al contempo la nostra amicizia reinserendola ad un livello diverso, un livello che io credo possa essere superiore e meno superficiale di quello che abbiamo conosciuto negli anni precedenti. Per evitare che la cena di classe si trasformi definitivamente e irreversibilmente in una sterile liturgia credo che questa consapevolezza possa ridare slancio ai nostri incontri e renderli più piacevoli per procurarci, nel nostro mondo piccolo, un momento piccolo che ci avvicina alla felicità non effimera e non banale. Quella felicità che si può ottenere dal trascorrere qualche ora con degli amici.
lun
02
mar
2009
22 MAGGIO 2009: CENA DI CLASSE CON I PROFESSORI
Elaborazione http://www.biglietti-auguri.com/
Il primo passo è stato fatto, si è decisa la data per la cena di classe.
Resta da decidere il ristorante; puoi accedere alla assemblea di classe permanente e nel "Forums + Cene e ritrovi + Maggio 2009 cena con i professori: proposte e suggerimenti" inserire le tue proposte.
Ti invitiamo anche a scaricare il tuo invito personale ed a diffondere la notizia nel modo più capillare possibile.
mar
17
feb
2009
ESITO DEL SONDAGGIO PER LA CENA CON I PROFESSORI
Oggi è stato chiuso il sondaggio per la cena dei professori. Per la stragrande maggioranza dei votanti il mese di Maggio è risultato quello idoneo (vedi il riepilogo che segue). Ora si tratta di definire modalità, luogo e data. Visto i nostri "tempi di reazione" è bene iniziare.
Risultato sondaggio cena con i professori
mar
17
feb
2009
LE FOTOGRAFIE PER LA FESTA DEI 40 ANNI DEL CORSO INFORMATICA DEL CORNI
Sabato 12 Dicembre 2008, presso l'auditorium della nuova sede in via Leonardo da Vinci, si è svolta la celebrazione per i 40 anni del corso di informatica. Una bella iniziativa, forse un po' troppo spartana, che però ha avuto il pregio di radunare docenti e diplomati che dal 1969 al 2008 hanno calpestato i pavimenti delle aule della sezione informatica del Corni. Di seguito alcune foto dell'Alle che ha "catturato" qualche nostro ex docente.
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mar
30
dic
2009
FELICE E SERENO 2009!
Alex, Alle, Anto, Barbara, Barro, Bergo, Bice, Botter, Cavallo, Cippo, Corra, Dany, Davide, Dotti, Fabbry, Ivo, Just, Keps, Lella, Martinelli, Maccio, Monica, Obe, Prandi, Puvio, Rinna, Roma, Scorda, Tus, Ugo
augurano un
FELICE E SERENO 2009!
UN FUOCO ARTIFICIALE DI AUGURI!!!
dom
14
dic
2008
40 anni del corso di informatica del Corni: o forse no?
Sabato 12 Dicembre 2008, presso l'auditorium della nuova sede in via Leonardo da Vinci, si è svolta la celebrazione per i 40 anni del corso di informatica. Una bella iniziativa, forse un po' troppo spartana, che però ha avuto il pregio di radunare docenti e diplomati che dal 1969 al 2008 hanno calpestato i pavimenti delle aule della sezione informatica del Corni.
La prima notazione: ricordate il nome del professor Davoli? Ebbene, per i più distratti, il professor Davoli avrebbe dovuto essere il nostro docente di informatica nei 3 anni dal 1985 al 1988, ma in quel perodo era impegnato presso il ministero per corsi di perfezionamento. Ora il professor Davoli è il preside del Corni. Vedete voi se il suo curriculum ha tratto giovamento o danno dal fatto che si è perso una bella classe come la nostra. Per chi scrive ovviamente è vera la seconda che ho scritto. ;)
La seconda notazione: ha condotto le danze della celebrazione, o meglio della riesumazione come lui stesso l'ha definita, l'ingegner Vaccari, fondatore della sezione informatica del Corni ed ora titolare dell'azienda Datagraph. In questo suo ruolo di "Cicerone" non ha mancato di far notare che evidentemente non si può parlare di 40° anniversario se il corso di informatica è stato avviato nl 1969. Ma tant'è, la celebrazione c'è stata! Naturalmente il suo contributo si è necessariamente limitato ai primi anni (nel 1975 ha abbandonato la scuola), ma nonostante questo ha avuto modo di soffermarsi su un linguaggio che noi conosciamo, o dovremmo, conoscere molto bene: il Fortran. A compendio di questo tra gli intervenuti si è ricordato anche l'utilizzo del glorioso livello 6, segnalando come l'uso del Fortran non creasse problemi, mentre l'uso dell'assembler esponesse a frequenti reinizializzazioni del sistema per via dei frequenti loop prodotti dai nostri algoritmi... :(
Tra i partecipanti c'erano naturalmente tanti volti notissimi, a partire dalla Campedelli, Gandini e Sanneris che hanno fatto parte del corpo docenti fin dal primo giorno nel 1969. Ma oltre a loro c'erano anche gli acquisti più recenti Ansaloni, Roteglia e Missiroli. Citiamo tra gli ultimi, ma non meno importanti, Notardonato e Spezzani, quest'ultimo senza baffi e per questo di difficile riconoscimento.
Il fiume in piena che è stato l'ingegner Vaccari ha rubato spazio agli altri, ma segnaliamo in estrema sintesi gli interventi dei nostri professori. Li segnaliamo in ordine di intervento.
Sanneris ha lamentato il fatto che la statistica è stata ridotta a ruolo marginale anche se in realtà avrebbe dovuto e potuto avere un ruolo ben maggiore. Citando le "alleanze" che ha cercato tra i colleghi nel corso degli anni ha detto che non è riuscito a coinvolgere Gandini per portarlo sulle sue posizioni, in quanto percepito come il saggio del corso che doveva rimanere superpartes (è quindi le nostre percezioni da adolescenti non erano del tutto immotivate).
La Campedelli ha sottolineato come la sperimentazione dell'informatica applicata all'italiano, che evidentemente si è tentata negli anni successivi al nostro diploma, ha fallito. Nonostante questo ritiene, supportata anche da parecchi interventi di ex studenti, che l'italiano sia fondamentale. L'idea che ha maturato in tutti gli anni di insegnamento è che forse è meglio evitare di fare voli pindarici cercando di discutere di letteratura alta e però affrontare in modo un po' più pragmatico lo studio di questa materia che viene vista come marginale, ma che così non è.
Ansaloni, un "novellino" entrato nel corso nel 1977, ha segnalato la grande difficoltà del suo corso che negli anni, non solo ha cambiato nome più volte, ma ha dovuto barcamenarsi con programmi che spesso producevano travasi di argomenti verso elettronica e viceversa.
Gandini, per parte sua, ha ribadito quest'ultimo concetto dicendo che ha vissuto in modo "precario" il suo percorso, in quanto l'elettronica è stata percepita dagli studenti come un semplice "corredo" e perché i programmi ministeriali non hanno mai dato continuità. Va detto che Gandini ha interpretato questo stato di cose (da lui associato allo scoutismo) di essere in cammino con uno zaino come una opportunità e non come una cosa negativa. Ed ancora le nostre percezioni adolescenziali avevano qualche fondamento.
Infine Roteglia ha analizzato la grande difficoltà di un teorico, come lui, nel confrontarsi con i tecnici di laboratorio per definire modalità e percorsi di sperimentazione in laboratorio. Non c'era nulla di precostituito e si è trattato di provare in corso d'opera. Un po' la tecnica del "trial and error" riportata nel nostro "Technology and man".
A breve, non appena l'Alle le renderà disponibili, pubblicheremo anche le foto dell'iniziativa.
gio
27
nov
2008
40 anni del corso di Informatica del Corni di Modena
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Venerdì 12 dicembre 2008 |
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ore |
Contenuti |
Dettaglio e relatori |
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8.30-10.30 |
Python (classi quarte) |
Presentazione ed esperienza di ex studenti |
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11.00-13.00 |
Python (classi quinte) |
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Sabato 13 dicembre 2008 |
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ore |
Contenuti |
Dettaglio e relatori |
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8.30 |
Registrazione |
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9.00-10.00 |
Le origini |
La storia dell’attivazione del corso raccontata dai protagonisti. |
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10.00-11.00 |
Le evoluzioni del corso |
Alcuni insegnanti raccontano |
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11.00-12.00 |
Esperienze e informatica nelle altre specializzazioni |
Dibattito sulle esperienze dei convenuti nei vari ambienti lavorativi |
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12.00-13.00 |
Dove andremo |
Provveditore, Confindustria e Università |
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13.00-15.00 |
Pranzo |
Momento conviviale. |
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Sarà allestita una mostra di archeologia informatica
dom
02
nov
2008
Calendario 2009!
A grande richiesta, dopo lo straordinario successo dello scorso anno, con un utile di bilancio indimenticabile visto il grandissimo successo delle vendite, anche quest'anno abbiamo il nostro calendario!!! :)
ven
26
set
2008
Venerdì 31 Ottobre 2008: cena di classe per il bis dei festeggiamenti del ventennale
Indovina chi è venuto a cena il 31/10/2008?
31 OTTOBRE 2008, ore 20:30 ritrovo davanti al Corni per la cena di classe a 20 anni dal diploma... partecipa!!!
NON PUOI MANCARE!!!
da http://whencustomersrule.blogspot.com/
dom
07
set
2008
Sabato 6 settembre 2008: bella serata con la presenza di 1/3 della classe!!!
lun
07
lug
2008
Ben arrivata a Sara!
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Intallare la versione aggiornata di FlashPlayer.
sab
28
giu
2008
Sabato 6 settembre 2008: ritrovo per il ventennale del diploma
Daniela ha prenotato la sala per sabato 6/9 dalle ore 16 in poi. Ricordo che il ritrovo è "aperto" anche a mogli/mariti, figlie/figli, morose/morosi, ...
L'organizzazione prevede la seguente procedura:
- a partire dalle ore 16 afflusso presso la sala (Daniela manderà nei prossimi giorni dettagliate indicazioni sul come raggiungere il posto)
- verso le 18:30 si valuta il numero dei presenti che restano a cena ed il numero di quelli che potrebbe arrivare anche dopo, al fine di andare a prendere da bere presso il vicino negozio di alimentari e prenotare le pizze da asporto
Di seguito la mappa per trovare la sala prenotata da Daniela (la sala è contraddistinta dal "baloon")
sab
17
mag
2008
Proposte 20° anniversario del diploma
Vedi tutte le proposte formulate nelle diverse occasioni
gio
01
mag
2008
Cena di classe venerdì 16 Maggio 2008!!!
- Ritrovo ore 20 in piazza a Maranello sotto al "pinone". Per chi parte da Modena ore 19:30 davanti alla sede storica del Corni.
Si prega di dare conferma 4/5 giorni prima del 16 Maggio in modo tale da poter prenotare in un locale nei pressi di Maranello.
NOTA: visto la defezione di Barbara il ritrovo è fissato alle ore 20 davanti al Corni
lun
28
apr
2008
Finalmente uno spazio di assemblea permanente della VAINF 87/88
Dal 28 Aprile 2008 un calendario condiviso, un forum, una chat, uno spazio di condivisione file,... della V A Informatica.
Corri a visitarlo!
!!!NOVITA'!!!
Novità Accesso assemblea Novità
!!!NOVITA'!!!
!!!NOVITA'!!!
Clicca sul link: con la password ricevuta al tuo indirizzo di posta elettronica accedi all'assemblea permanente della VAINF 87/88
sab
01
dic
2007
Calendario 2008 con la foto della VAINF 87/88
Adobe Acrobat Dokument [52.4 KB]
Creato utilizzando il software messo a disposizione da http://www.rocksland.com/
gio
01
nov
2007
Onderock in concerto: 14 Novembre 2007
Barbara in studio di registrazione
mercoledì 14 novembre 2007
ven
12
ott
2007
Cena di venerdì 12 Ottobre 2007
Era una notte scura ed al tempo stesso cristallina per via di quell'alito di vento leggero che destava i sensi e lasciava un segno al suo passaggio. Era una di quelle notti fatte apposta per
accogliere un evento epico da raccontare ai nipoti davanti ad un camino con una tazza di cioccolata calda. L'evento era nell'aria che lo richiedeva ed al tempo stesso lo accompagnava, ma non era
l'unica ad attenderlo. Anche la luna lo richiedeva per tutti gli anni passati e con lei, soprattutto, il tempo lo aspettava. Perché era passato parecchio tempo anche se non si poteva dire troppo.
Quattro lustri erano volati nel vortice della vita che tutto macina e passa e quello che stava per accadere certamente non sarebbe stato dimenticato: sarebbe rimasto impresso in modo indelebile nelle
future memorie, accumulato nell'esperienza comune dei protagonisti.
Un manipolo di amici, o meglio potremmo dire di eroi, si ritrovava finalmente in quel luogo che era stato al tempo stesso covo e castello della loro vita precedente: era il campo base e loro erano i
guardiani del passato. Tutti loro avevano in comune una vita precedente durante la quale avevano condiviso spazi, studi, speranze, sogni, delusioni, passioni. Un sonno vigile li aveva accompagnati
per venti anni fino a quella fatidica sera quando nulla poteva più essere rimandato. Il gioco andava portato avanti fino alla fine, fino alle estreme conseguenze, fino a che ci sarebbe stato fiato
nei polmoni e sangue nelle vene. I protagonisti lo sapevano, la storia lo pretendeva!
Tra questi eroi c'era l'abisso dei venti anni che li separava, abisso scavato nella roccia di ognuno da quel torrente impetuoso che è la vita. Eppure, nonostante la distanza dei percorsi seguiti o
subiti, la precedente esperienza comune non era passata invano. Ancora una volta, anche se forse con visuali diverse da quelle che avrebbero avuto venti anni prima, riaffiorò la comunanza di un
tempo. La nebbia del passato si diradava e la polvere dei ricordi si sollevava lasciando libero il ricordo del tempo trascorso insieme, libero di svincolarsi dallo strato di vita che si era
sedimentato nei quattro lustri trascorsi. Senza questo ricordo i protagonisti sarebbero potuti essere dei perfetti estranei, ma la loro storia comune, come già era avvenuto in altre occasioni,
evitava questo decadimento. Dopo gli anni passati lontano ci si ritrovava per scoprire che il tempo non aveva oscurato i ricordi e che questi erano ancora cristallini come la sera. Forse le speranze
di un tempo non erano andate tutte deluse, perché molte di esse erano ancora intatte nel cuore di ognuno, nell'agire di tutti.
Era del resto chiaro ai presenti che il tempo non era trascorso invano. C'erano famiglie nuove che erano nate al di fuori della passata vita comune. C'erano esperienze personali diametralmente
opposte a quelle che si sarebbero potuti attendere i protagonisti. C'erano capelli grigi ed addomi prominenti che ricordavano a tutti che ora si trovavano nello stesso luogo, ma in un tempo futuro
rispetto al tempo che avevano condiviso. Qualcuno era cambiato meno di altri, ma anche chi era rimasto apparentemente fedele a se stesso era diverso. Di quella diversità che non cambia la persona, ma
semplicemente ne matura il carattere e ne muta le attitudini. Perché se è vero che il tempo fa maturare le nostre nature è pur vero che modifica anche sguardi, sogni, speranze, ma non modifica i
nostri ricordi. Tutti, però, avevano custodito il fuoco del profondo ricordo che non poteva essere abbandonato, che non voleva essere abbandonato: ognuno a suo modo era guardiano del passato. Poco
importava se questo ricordo fosse parziale o completo, l'importante era averlo ben presente, sapere che era il loro bene comune.
Fu in questo contesto che i nostri mossero dal loro ritrovo per avvicinare, valicare e sconfiggere quello che era il vulcano dormiente. Percorso obbligato da un destino che era segnato nella vita di
ognuno. Si era discusso se realmente valesse la pena decidere per questa via che non si era manifestata in alcun modo come certa ed immutabile. Però una scelta definitiva doveva essere fatta, pena
perdere la grande occasione che il gruppo aveva davanti a se. Come in ogni aggregazione umana, che non sia sottomessa al volere di uno, le opzioni disponibili erano state vagliate con attenzione. Lo
scopo quella sera non era un accessorio secondario, si doveva fare quello che andava fatto, ma senza precludere l'esistenza del gruppo stesso. A volte, può sembrare banale, fare delle scelte che non
tengono conto delle conseguenze significa perdere di vista il motivo stesso per cui si fanno quelle scelte.
Il gruppo decise di mandare un'avanguardia per valutare da vicino la situazione. Il numero esiguo, rispetto all'originale compagnia, non consentiva al manipolo di eroi di permettersi perdite inutili.
Già un paio dei compagni previsti non si era presentato. Il timore di perderne altri che non li avrebbero potuti raggiungere era da tenere nella massima considerazione. La decisione definitiva
sarebbe stata presa solo dopo l'ambasciata dell'avanguardia. Poi, nell'attesa che l'esploratore riferisse al resto del gruppo, arrivò una chiamata. Sembrava una chiamata direttamente dal
passato.
"Pronto!" disse il ricevitore.
"Noi siamo già qui e non c'è posto!" rispose la voce del passato.
"Voi chi? Chi sta parlando?" proseguì il ricevitore.
"E' la voce della tua coscienza che ti parla!" disse con enfasi la voce del passato e proseguì dicendo: "Che organizzazione è mai questa! Ci sono dei problemi di organizzazione, noi siamo già sul
posto stabilito e voi dovete ancora raggiungerci per supportarci. Così non va!" concluse la voce del passato.
Ma certo! La voce del passato in realtà altri non era che uno dei due compagni che erano stati inutilmente attesi al campo base. Avevano deciso di dirigere direttamente verso il vulcano dormiente
contando di raggiungere il resto della compagnia proprio nel momento in cui tutto sarebbe cominciato. Invece, un avverso destino, aveva fatto sì che l'opzione più plausibile si fosse dimostrata
impercorribile.
Nel frattempo i due avevano avuto modo di vedere l'esploratore che, capita la situazione, aveva già comunicato al gruppo che non ci sarebbe stata possibilità di azione nel luogo previsto.
L'esploratore aveva comunicato che stava rientrando nei ranghi per procedere con il piano B: fare rotta verso quello che fu il campo per tutti i fuori sede, e non solo, di tante giornate in cui era
previsto il rientro pomeridiano. Anche gli altri due compagni si riunirono al gruppo e fecero rotta verso la destinazione del piano B.
Nulla deve essere omesso di quello che avvenne nelle viscere dell'antro in cui la compagnia decise di irrompere. Lo sforzo fu collettivo ed unanime. I ripetuti tentativi di ritardare vieppiù le pizze
furono respinti a suon di boccali di birra svuotati. Pur in assenza di una buon 50% della sezione alcool il gruppo sostenne nel migliore dei modi il tipico brindisi che, anche in passato, dava il la
all'epica serata. I resoconti dei singoli sul presente e sul passato fecero da contraltare alle ipotesi sul futuro, in una sincronica e veemente ondata di notizie che accerchiava il tavolo e lo
rivitalizzava. Chi si attardava veniva atteso dagli altri con la stessa pazienza di una madre amorevole che insegna al proprio bambino a camminare. Il gruppo era lì per quello scambio di notizie, per
quello scambio di conoscenze, per quello scambio di vite e quello fece, sapendo che altri mesi sarebbero passati prima di potersi rivedere. A nulla valsero i subdoli tentativi di distrarre alcuni
compagni con tavolate di giovani ragazze procaci. Nessuno si mosse dal suo posto, nessuno abbandonò i compagni ad un destino diverso dal custodire la memoria del passato. Il gruppo resse l'urto delle
avverse condizioni nel migliore dei modi possibile ed uscì, ancora una volta vittorioso, a riveder le stelle.
Il rientro al campo base fu momento di grande gioia, ma al contempo di rassegnata mestizia. Tutto finiva nuovamente e non poteva essere altrimenti. Tutti avrebbero dovuto attendere mesi per
rivedersi, magari più numerosi, magari no. Però l'occasione a venire poteva essere propizia per iniziare a pensare come festeggiare quello che, da lì a pochi mesi, non sarebbe stato il ventesimo
anniversario dell'inizio dall'ultimo anno delle superiori, ma il molto più significativo anniversario della maturità. Uscirono idee che apparentemente potevano sembrare folli, ma che era bello
cullare nei propri cuori per sperare di realizzarle, se non completamente, almeno in parte. La gita in pulman tutti insieme, ancora una volta, come una volta. Patetica speranza di un passato che non
torna, oppure granitica convinzione che il passato debba essere alimentato e custodito? Non sappiamo, di certo da lì a poco la saracinesca della vita che continua su un diverso binario rispetto alla
memoria si chiuse. I nostri, smaltita l'adrenalina, salirono sulle loro auto ed una volta avviato il motore si incamminarono nella notte più buia per incontrare un altro giorno che nulla aveva a che
vedere con quel passato di vent'anni prima. Un passato che riemergeva solo perché i suoi guardiani lo custodivano con amore e passione. Quello che ne fu è, però, un'altra storia.


